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sabato, Aprile 13, 2024

Dal Cinema al Molise. Come Povere creature

EvidenzaDal Cinema al Molise. Come Povere creature

di Annunziata D’Alessio 

Cosa hanno oggi in comune i nostri fragili paesi, ormai perenni gestanti nell’utero di Madre Natura, con PoorThings(“Povere Creature!”), la pellicola pluripremiata, complessa, ridondante, dal forte senso estetico e dall’intenso gusto narrativo, che sta spopolando nelle sale cinematografiche? Tutto o niente! Sarete voi a stabilirlo. Per farlo viene facile attenersi ad una semplice equazione: i nostri poveri, piccoli Comuni stanno alla protagonista del film, Bella Baxter, e al suo scenario visionario così come lo scempio di ogni essere vivente può stare al suo miracolo. Il miracolo di cosa? Di sopravvivere a se stesso.
Nella storia narrata al cinema e prima ancora dall’omonimo romanzo di Alasdair Gray, c’è una giovane donna che nella difficoltà estrema approda al suicidio. Uno scienziato pazzo ne recupera il corpo e ne esporta il cervello, ancora pulsante, del feto che la donna portava in grembo, trapiantandolo in essa. Da qui una nuova creatura e una vita nuova: la scommessa di una prospettiva ambita o solo un abominio? La donna-bambina, rinata nel suo corpo adulto con l’intelligenza puerile di chi riscopre ogni cosa da capo, per la prima volta, è da vedersi come? Come l’ibrido sconcio di Mary Shelley, una Frankestein al femminile, abusata e stravolta nella carne ma non nello spirito, che è puro, innocente e ancora incantato o più semplicemente l’orrido gioiello di una incensurata sperimentazione?
E noi, piccole realtà molisane, cosa siamo? Chi siamo con le nostre cicatrici…, con i nostri PIP senza “piani”, le nostre pale eoliche senza vento, il nostro presunto aeroporto senza “ali” e i nostri continui “arrivi” venuti da lontano per fondersi e confonderci sempre di più fra ragione e sentimento, in una confusione che non è al solito unicamente di ruoli e responsabilità, ma anche di un futuro possibile o solo sognato?!
Siamo creature devastate nell’intimo. Il prodottomenomato dei nostri interventi “chirurgici” secondo una volontà di cambiamento che non significa scontatamenteevoluzione. Come Bella, violata ma al tempo stesso protetta dal suo creatore, all’inizio resta chiusa, confinata e appare inadeguata al mondo circostante così i nostri remoti paesi, profanati e sfigurati dal loro demiurgo in terra, faticano a stare al passo con il mondo. Cosa salva Bella alla fine? La coscienza di sé. La spinta naturale a portare la sua anima lontano dalla sua dimora d’argilla per scoprirsi come creatura libera e capace di essere. La stessa forza vitale, gotica e grottesca, che da sempre si agita nel cuore indomito del Sannio, battuto da una pioggia di tempesta, e che lo rende ben altro cheaddomesticabili. Puro come l’oro o amaro come la cenere.    

                                                                 

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