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domenica, Marzo 3, 2024

Campobasso. Di Lallo verso il rifiuto della candidatura a sindaco

AperturaCampobasso. Di Lallo verso il rifiuto della candidatura a sindaco

Sia detto absit iniuria verbis, quindi senza offesa, ma a ventiquattrore di distanza dalla scelta fatta dalla coalizione, alla ciambella progressista preparata per le elezioni amministrative di Campobasso manca ancora il buco. Il candidato indicato per la carica di sindaco, il preside dell’Istituto “Cuoco”, Umberto Di Lallo, non ha ancora sciolto la riserva sull’accettazione dell’incarico. Alla base della pausa di riflessione vi sarebbero ragioni di stretto ordine personale che, secondo voci che si rincorrono già da ieri, potrebbero portare anche ad un passo indietro. Saranno quindi le prossime ore a sciogliere il rebus.

Bocche cucite da parte delle forze politiche che hanno indicato Di Lallo. Ufficialmente non ci sono commenti da PD, M5S, Socialisti, Verdi e Alternativa Progressista. A microfoni spenti, tuttavia, già si parla di un piano alternativo per indicare una nuova figura in caso di rifiuto. Appare quindi ancora più evidente la strategia della coalizione progressista, quella di isolare la fuga in avanti di Costruire democrazia che, con la candidatura a sindaco già annunciata di Pino Ruta, ha prodotto l’effetto di una saldatura immediata tra tutte le altre forze in campo.

Altro dato certo, è che non ci saranno primarie e che la strategia messa in campo è quella di una lunga campagna elettorale.

Non si hanno invece al momento notizie, o meglio nomi, dal campo avverso, quello del centrodestra, dove il barometro politico segna una sostanziale bonaccia con le forze politiche intente a bilanciare i rapporti di forza per le candidature apicali tra Campobasso e Termoli. I posti a disposizione sono due e le forze politiche interessate ad indicare il candidato alla carica di sindaco sono tre: Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Alla fine la quadra verrà trovata, l’occasione di confermare da un lato Termoli e di conquistare dall’altro Campobasso, è troppo ghiotta per il centrodestra per lasciare spazio a diaspore e sfaldamenti come avvenuto in passato. Il caso Isernia, in questo senso, ha fatto scuola e dovrebbe bastare ad evitare gli errori del passato.

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