di Pietro Colagiovanni

Qualche giorno fa ascoltavo una pubblicità per radio, la pubblicità di un nuovo telefono. Tra le tante mirabolanti novità dell’apparecchio una mi ha colpito e mi ha fatto pensare. “Con il nuovo …. hai anche la traduzione in simultanea delle tue telefonate” diceva lo spot. Una feature (così si chiamano in inglese) apparentemente banale ma che, nel suo profondo, può cambiare la storia. Mi sono messo a pensare e ho fatto, da uomo pratico quale sono, due più due. Ossia: se un islandese mi telefona con questo nuovo smartphone ed anche io sono dotato del medesimo apparecchio possiamo parlare, lui in islandese io in italiano, capendoci senza bisogni di interpreti, di traduttori, di intermediari linguistici o quant’altro. Non so cosa dovremmo dirci io ed un islandese (come direbbe Guzzanti nella famosa gag con l’aborigeno) ma in linea di principio io e un abitante di Rejkiavik potremmo amabilmente discutere, magari dei vulcani in eruzione, con la stessa facilità con cui si telefona a casa per dire “butta la pasta, sto arrivando”.

Ma le mie riflessioni non si sono fermate qua. Lo smartphone è un dispositivo multifunzione, in cui la telefonata è quasi residuale. Ci si fa di tutto, forse tranne che telefonare. Ebbene non è necessario quindi telefonare per tradurre quando dice l’altro interlocutore. Se tutti abbiamo lo stesso dispositivo qualunque sia la lingua che ognuno di noi parla ci possiamo capire ed intederci, possiamo inteloquire liberamente come se la barriera linguistica non esistesse. Le conseguenze di questa innovazione, ovviamente resa possibile da quel mostro chiamato Intelligenza artificiale, sono vertiginose. Ma la nostra civiltà una civiltà stanca,
retrograda, per nulla incline ai cambiamenti non guarda la potenzialità rivoluzionaria di quello che l’aumentata potenza di calcolo dei computer (perchè questa è in sostanza l’Intelligenza Artificiale) ci permette di fare ed ottenere.

No, il problema in questo caso è la perdita di posti di lavoro dei traduttori. Come se non si sarebbe mai dovuta creare l’automobile perchè avrebbero perso il posto di lavoro gli stalleri che accudivano i cavalli, mezzo di trasporto principale all’epoca. Perchè non c’è voglia di progettare, di fantasticare, di volere un mondo migliore e più bello, affascinante e pieno.

Come se l’automobile, se ha ridotto drasticamente il numero di stallieri, non ha poi creato milioni di opportunità lavorative, di scambi commerciali, di scambi tra popoli e genti. No il problema sono i traduttori, così come, in altri campi, sono gli avvocati, i notai (una delle funzioni più inutili esistenti), i giornalisti (almeno quelli che si limitano a pubblicare o rielaborare comunicati stampa, non quelli che esplorano e raccontano la realtà in prima persona) e numerose altre categorie professionali che il computer può efficientemente e velocemente sotituire.

E noi dovremmo fermare il progresso per sta roba qui? Io non sono giovane ma mi ostino ad avere le energie e la voglia di vedere un futuro diverso che dovrebbe (dico dovrebbe perchè oggi non è proprio così o non è
sempre così) appannaggio delle generazioni giovani. E quindi? Viva l’Intelligenza artificiale e il prossimo smartphone lo voglio assolutamente con la funzione di traduzione istantanea: non vedo l’ora di chiamare il mio amico islandese per avere aggiornamenti sul vulcano, di solito dal nome impronunciabile, e sulla sua prossima eruzione.

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