di Paolo Frascatore

È ancora possibile coltivare un barlume di speranza per un mondo nuovo?
Il Terzo Millennio che doveva rappresentare una nuova era imperniata sui valori della solidarietà, della fratellanza, della giustizia sociale e della pace tra tutti i popoli assume sempre più i contorni di una barbarie che non ha precedenti nella storia dell’umanità.

L’esplodere continuo di guerre che caratterizzano la “nuova civiltà” basata sull’odio, sulla violenza e non sull’amore e sul rispetto reciproco, impone una riflessione pacata, ma allo stesso tempo rivoluzionaria dal punto di vista umano, storico e, soprattutto, economico-politico.
Sì! Economico-politico. Perché di questo si tratta in fin dei conti.

Paolo Frascatore

Non è necessario tornare indietro nel tempo per disturbare quanti avevano teorizzato per questa scienza umana un alto valore in ordine alla organizzazione ed all’amministrazione della società, un continuo e costante riferimento ai valori della morale, dell’etica, ma anche ad una conseguente sorta di stile privato e pubblico che l’uomo politico doveva incarnare per essere, allo stesso tempo, vero e credibile agli occhi della pubblica opinione.

Gli esempi riferibili a quest’ultimo punto di vista certamente non mancano nel recente passato, ma forse è inutile anche la melina del girotondo dei nomi che, stante l’attuale situazione, a nulla valgono nel realismo politico di una classe dirigente che preferisce pestarli nel mortaio dell’oblio per essere libera dal punto di vista morale.

Ma come si fa allora nel contribuire ad essere una goccia nel mare per un cambiamento radicale non solo di stili di vita che stanno portando l’umanità alla sua rovina finale, ma anche per essere più concreti rispetto a questa continua ricerca di sopraffazione di un popolo sull’altro?

Il realismo politico non è certamente quello legato all’attuale dimensione di una organizzazione sociale che, a livello mondiale, detiene la maggior parte delle risorse disponibili per tenere sottomessa la maggioranza dei popoli di questa terra.

A volte contano anche i numeri, soprattutto se riferiti ad una situazione sociale che, proprio perché viviamo nel Terzo Millennio, dovrebbe essere lontana da questa “inciviltà evoluta” che per i pochi benestanti rappresenta il contrario.

Ed allora, solo per essere concreti, occorre dire che l’ottanta per cento della popolazione mondiale può usufruire solo del cinque per cento della ricchezza prodotta. Per cui il novantacinque per cento della ricchezza mondiale è nelle mani di un venti per cento. Una élite che certo ormai (grazie anche al cospicuo forziere finanziario) è in grado di controllare e, soprattutto di incanalare i corsi della politica nelle diverse situazioni mondiali.

Ormai, senza soldi non si fa politica! È questa la triste realtà di quanto sta avvenendo nel mondo contemporaneo.
Non è difficile intravvedere questa sorta di tendenza a livello dell’Unione Europea: tutto dipende dall’alta finanza, dalla fedeltà ad alcune regole economiche secondo le quali il profitto è il motore dell’economia.

La speranza di un mondo nuovo non sarà una chimera se si prenderà coscienza di questo e se si saprà agire di conseguenza, ripudiando il canto delle sirene che da più parti tentano di continuare a relegare il cittadino suddito del potere economico.

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