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venerdì, Marzo 1, 2024

Quando l’uomo trasforma l’ambiente internet in luoghi di cyberviolenza

AttualitàQuando l’uomo trasforma l’ambiente internet in luoghi di cyberviolenza

di Alfonso Benevento

Pubblicato sulla rivista RAS – Rassegna dell’autonomia Scolastica, Anno XLII, n°9, 2023

I fenomeni di violenza cibernetica, oggi in continua espansione,rappresentano gravi minacce per gli utenti online. Occorrono attività culturali di formazione e informazione preventive che mettano al centro i valori della persona, le sue qualità umane, i suoi stati emotivi. Le macchine computazionali, al servizio dell’uomo, devono rimanere suoi collaboratori ma non dettargli le regole per la vita.

Viviamo in un’epoca di addestramento tecnologico in cui le tecnologie dell’informazione e quelle della comunicazione (ICT)stanno mutando la natura della realtà oltre che il suo significato.Diventate familiari e amicali, ci permettono di immaginare, pensare e fare. All’uomo oggi non è richiesto di adattarsi a vivere in un nuovo pianeta, bensì pensare se stesso dentro a un nuovo spazio di comunicazioni e di relazioni, all’interno di quel nuovo ambiente esperienziale generato proprio dalle ICT e definito «ambiente informazionale». Uno spazio che condiziona la nostra esistenza. Siamo fruitori delle tecnologie digitali, e le esperienze individuali vengono segnate dai rapporti con e attraverso le macchine. L’esperienza umana, qualsiasi sia l’età, si trova continuamente a vivere al crocevia tra presenza e assenza, tra chi c’è e chi è altrove, attraverso tutte quelle rappresentazioni mediate dai display. Possedere tecnologie digitali non deve trasformarsi nell’essere posseduti, ma comprendere cosa possiamo fare con queste, e che cosa esse fanno di noi e della nostra conoscenza. L’ubiquità, poi, di internet e delle piattaforme digitali se da un lato apre continuamente opportunità e vantaggi, dall’altra si presta ad essere usata in maniera insidiosa, oscura e talvolta anche violenta.

Quello della cyberviolenza è un fenomeno che non ha confini geografici, proprio come internet. E un fenomeno relativamente nuovo e in costante evoluzione. In termini percentuali, ovvero di persone coinvolte, assume dimensioni sempre crescenti. Riguarda una vasta gamma di atti commessi online, o anche attraverso dispositivi tecnologici, da rendere il fenomeno ampio, con differenti sfumature e senza un’unica definizione. La violenza virtuale si manifesta attraverso comportamenti e atti compiuti utilizzando mezzi digitali, tra cui: piattaforme e social media, app di messaggistica, ambienti virtuali di gioco. Le sue caratteristiche spesso sono nuove e inedite, spiazzando completamente il diritto che appare cristallizzato e privo di risposte. Sono proprio i nuovi spazi digitali quegli ambienti in cui crescono le nuove forme di dominio e di disuguaglianza.  Le piattaforme social, poi, per la loro stessa catalogazione possono indurre a creare una serie ulteriore di atti persecutori, a volte anche mascherati e non completamente espliciti. Le forme di violenza comprendono differenti tipologie di comportamento tra cui: stalking online, cyberbullismo, revenge porn, doxing, incitamento all’odio, diffusione di contenuti privati o a sfondo sessuale, che possono sfociare in vere e proprie minacce o anche atti persecutori. Diverse poi le forme di violenza sessuale e di genere, particolarmente rivolte alle donne e alle ragazze di qualsiasi estrazione sociale, culturale ed età. Un continuum, nei loro confronti, di atti provocatori che trovano sponda tra la vita reale e quella virtuale. La pornografia digitale (revenge porn) è la distribuzione o condivisione di immagini e video intimi, diffusi senza il consenso diretto o implicito della persona coinvolta nelle immagini, con lo scopo di umiliarla, farla vergognare, danneggiarla, con gravi ripercussioni psicologiche. La tratta elettronica di essere umani usa le piattaforme e le tecnologie digitali per reclutare, sfruttare o facilitare, attraverso forme di adescamento pubblicitario, la tratta di persone, il traffico di organi, il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. Abusi e molestie di genere comprendono tutti quegli atti persecutori e dannosi basati sul sesso o sul genere, che sfruttano i messaggi, i post e i commenti come strumenti per diffondere artatamente online commenti denigratori a scapito delle vittime predestinate. Il cyberstalking si riferisce alla persecuzione, alla molestia e alla sorveglianza persistente e indesiderata nei confronti di quelle persone che vengono minacciate, intimidite nella sfera privata e personale. La stigmatizzazione sessuale comporta l’etichettatura e la gogna digitale, a cui segue poi quella nella vita reale, in base agli orientamenti sessuali e ai comportamenti personali. Forme cioè di molestie online, commenti diffamatori e diffusione di notizie false e tendenziose. Le minacce di stupro e morte on line rappresentano forme gravi di violenza virtuale, che possono incitare all’aggressione sessuale o al danno fisico. Utilizzate inizialmente per intimidire, silenziare o controllare la vittima, possono sfociare e causare gravi disagi psicologici nella persona aggredita. Il Doxing, letteralmente abbandono di documenti, è quella forma di acquisizione e diffusione online di documenti privati o personali (tra cui numeri di cellulari, dettagli lavorativi o altri dati sensibili) senza che la persona interessata ne abbia dato il consenso alla pubblicazione. Questa forma è scelta da chi vuole molestare, stalkerizzare o danneggiare la vittima designata. A queste varie forme di violenza digitale si associano un numero considerevole di siti e gruppi chiusi, in cui uomini di ogni età, diversa estrazione sociale e culturale, si scambiano foto e video di donne (amiche, parenti, fidanzate, mogli o anche estranee) per lo più ignare di essere utilizzate come merce di scambio diventando facile bersaglio di violenze misogine. Sono comunità in cui uomini apparentemente lontani da qualsiasi sospetto, nascondendosi dietro l’anonimato, condividono immagini di donne trovate su internet o sui social, trapelate da situazioni pubbliche o private (a casa, in spiaggia) che vengono ritratte in pose di vita quotidiana o sessualmente esplicite. Inoltre quasi tutto il materiale circolante in rete (foto e video) scrupolosamente archiviato alimenta le cosiddette Bibbia 3.0 – 4.0 – 5.0 tali da alimentare enormi archivi digitali. L’accesso, a queste tipologie di dati, viene rilasciato a chi è disposto a cedere informazioni, documenti privati e intimi da mettere a disposizione del grande pubblico della rete. Nel 2018 la stima era di oltre 100.000 utenti iscritti, dato emerso attraverso un blitz della polizia postale. La Bibbia 3.0 veniva diffusa attraverso pagine segrete di Facebook camuffandone intenti e interessi. Il fenomeno tuttavia diventa complesso, poiché anche chiudendo o oscurando queste pagine altre ne vengono create con lo stesso scopo. Anche l’hate speech(odio espresso online) che può colpire generalmente qualsiasi utente online, se rivolte alle donne assume una connotazione di genere accentuandone manifestazioni e conseguenze. Secondo il Barometro dell’odio di Amnesty International quando il tema è donne e diritti di genere un commento online su tre genera hate specech e discorsi sessisti. Infine un ulteriore forma di cyberviolenza (apparentemente indiretta) è quella dell’utilizzo di app o procedure di rooting per controllare, sorvegliare e monitorare dispositivi altrui. Tutte queste diverse forme di violenze digitali sono rese maggiormente possibili dall’anonimato online, e dalla non indicizzazione, da parte dei motori di ricerca, di
quest
i profili persecutori. Queste forme di violenza oltre a provocare danni immediati alle vittime, possono lasciare loro persistenti cicatrici psicologiche ed emotive. La rete internet, mancando di una legislazione mondiale, assume l’atteggiamento da Giano bifronte, ovvero diffonde capillarmente gli atti lesivi e restituisce alla vittima la massima copertura una volta che gli episodi violenti diventano conclamati. Si crea così un fenomeno di dare e ricevere proprio tra vittima e tecnologia digitale, governato però dalla mente criminale dell’uomo. Le vittime, cui non resta se non la via della denuncia, spesso intimorite anche dal giudizio della società e dalle conseguenze cui possono andare incontro non riescono a trovare la forza per sporgere regolare denuncia.

La violenza online sulle donne si inserisce tra le molteplici forme di violenze di genere, per cui restano decisivi gli indirizzi assunti dalle fonti internazionali: Convenzioni di Istanbul, e l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la repressione della violenza nei confronti delle donne. Proprio l’UE sostiene la necessita di agire e intervenire sia per la mancanza di specifiche giuridiche sia sullamancanza di sensibilizzazione e sottostima del fenomeno. Il fattore di rischio maggiore, per la violenza online, è la riproducibilità e l’incontrollabilità rispetto alle forme classiche di violenza. Inoltre si osserva la scarsa sensibilità e la poca attenzione, nel contrastare le diverse tipologie di fenomeni, da parte dei responsabili delle piattaforme social, poiché proprio questi sono gli ambienti maggiormente a rischio per la diffusione di questa tipologia di reati. L’umiliazione subita rispetto a un pubblico estraneo e invisibile, oltre agli effetti di vittimizzazione secondarie, rendono le vittime maggiormente fragili da un punto di vista psicologico devastandone la personalità. Per le ragazze poi questi effetti sono ancora più distruttivi. Il fenomeno della pornografia, in generale, trova ampio spazio tra gli adolescenti che spesso per gioco e incitati dalla curiosità accedono a siti vietati,innescando in loro stessi morbosità anche nei confronti di compagni e compagne.

Il ruolo della famiglia e della scuola, come educatori, diventa cruciale per questi fenomeni. Non conta il gap generazionale e la conoscenza della tecnica da parte dei più piccoli rispetto agli adulti. Ciò che deve prevalere da parte di quest’ultimi sono le abilità sociali, e le capacità di discernere i contenuti più adatti proprio per gli adolescenti in crescita. Gli educatori, tra i loro compiti, hanno oggi anche quello di guidare i giovani all’uso dei media, proteggendo di fatto la complessità delle relazioni umane e senza trasformare i “no” in inutili divieti. Promuovere la costruzione individuale della persona, la sua capacità di progettazione, lo stare insieme agli altri, la condivisione, la sperimentazione di sé, passano attraverso la valorizzazione e il potenziamento delle risorse personali e sociali. Azioni che possono sembrare sfide dell’epoca digitale, ma che semplicemente rappresentano atti dovuti per la costruzione di una società più giusta e inclusiva.

Infine proprio in relazione alla rivoluzione digitale in atto entra in gioco l’etica del digitale (algoretica), costituendo un ruolo fondamentale per governare il processo di cambiamento ed evoluzione, accelerato dalla potenza delle tecnologie. Ruoli cruciali per l’algoretica sono: i valori umani (umanocentrismo) in un mondo fortemente connotato dalle capacità di calcolo; la competenza delle persone quando servono pensiero laterale, creatività, problem setting, morale, per risolvere tutte quelle situazioni/condizioni in cui i sistemi informatici non riescono a sostituire l’uomo. Le intelligenze artificiali (machinae sapiens) non sono degli avversari evoluti dell’homo sapiens, ma strumenti (artefatti) pensati come cooperativi alla persona. Pertanto è la macchina che deve adattarsi all’uomo, con cui coopera, e non il viceversa. L’uomo è, contemporaneamente, un essere razionale e un essere emotivo. La macchina è semplicemente governata da algoritmi, che ne determinano le linee di condotta. Dunque l’agire della macchina deve poter valutare e rispettare le peculiarità del partner di lavoro: l’uomo. Quest’ultimo, a sua volta, quando progetta e programma un artefatto digitale potrà attribuirgli quell’umiltà artificiale che consentirà allo stesso di adattarsi, facilmente, alla personalità con cui interagisce adeguando, conseguentemente, il suo agire in funzione dell’agire e dell’obiettivo della persona con cui coopera. La priorità operativa rimane sempre la persona. L’uomo, il suo valore unico, stabilisce le priorità. Sono le macchine computazionali a cooperare con l’uomo e non l’uomo che assiste le macchine. L’effetto delle tecnologie è dirompente, il loro potenziale innovativo è enorme. Lo sviluppo tecnologico, guidato dall’algoretica, deve guardare l’uomo con rispetto (keep man in the loop), per compiere una evoluta trasformazione sociale.    

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