Spedizione romana per mezza Giunta regionale del Molise. Armati di santa pazienza e robusta determinazione, saranno in tre giovedì a trasferirsi nella capitale: il Presidente della Regione, Francesco Roberti, l’assessore al bilancio, Gianluca Cefaratti e, insieme a loro, l’assessore ai Lavori pubblici, Michele Marone, che in questo caso partecipa alla missione nella veste di proconsole leghista in Molise. Previsto all’ambra del Colosseo e del cupolone un incontro decisivo col Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Nessuno saprà mai se i tre intoneranno le note di Roma Capoccia, ma è chiaro che mai come in questo caso sarà proprio Roma a fare da Capo e a decidere le sorti del Molise.

Oggetto, i conti in rosso della regione e l’atteso bilancio di previsione 2023, strumento indispensabile per il funzionamento della macchina amministrativa.

Il disavanzo totale della regione si è attestato sulla cifra di 572 milioni complessivi di euro; in pratica ogni molisano, moribondi e neonati compresi, ha sulle spalle un debito di oltre 1900 euro ripianare. Sanità e trasporti sono le voci che, più di altre, zavorrano il bilancio regionale e lo rendono impraticabile vista la esiguità di risorse e i debiti che lo compongono. Soltanto per coprire le rate dei mutui accesi per sanare debiti pregressi, ogni anno vengono iscritti in bilancio 33 milioni di euro ai quali, nel 2023, andranno aggiunti gli 8,5 che mancano all’appello nel consuntivo 2022. Totale: meno 41,5.

Chiaro che da una palude del genere non si potrà mai uscire senza un intervento strutturale di bonifica deciso dallo Stato centrale. Oltre ad una iniezione di liquidità di circa 500 milioni per un biennio sulla quale Giorgetti pare abbia manifestato disponibilità, occorrerà mettere in cantiere un intervento annuo di 30/40 milioni extra provenienti dallo Stato centrale. Passa da qui la conservazione dell’autonomia del Molise che non può più restare una fatto nominale ma deve tornare un dato sostanziale. E per lo Stato il Molise deve esistere, allora lo Stato in base ad un elementare principio di solidarietà potrà intervenire a sostegno della Regione.

Le premesse appaiono positive, anche grazie ad una filiera istituzionale virtuosa. Probabile quindi che al ritorno dalla capitale, Roberti, Cefaratti e Marone, potranno intonare, restando a venditti, la celebre Grazie Roma.

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