L’ipotesi è sul tavolo da tempo ma tale è e tale al momento resta; una ipotesi di scuola: quella del Terzo Polo. Un’idea mutuata in Molise dal piano nazionale e nata nel corso della scorsa tornata elettorale di settembre. Fu proprio alle politiche che Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi unirono le proprie forze per un progetto che al momento è diventata una separazione in casa e che è servito ad eleggere una pattuglia di parlamentari. L’idea tuttavia di una terza opzione resiste, se non altro come ipotesi di scuola o suggestione, e quindi appare anche in vista della imminente campagna elettorale per le elezioni regionali del Molise. Alle due formazioni nazionali, si sono aggiunte sul piano locale i movimenti “Insieme” e “Molise al Centro”.

Attraverso una nota congiunta, le formazioni interessate hanno dato la disponibilità al dialogo con entrambe le coalizioni, una posizione equidistante sia dal centrosinistra che dal centrodestra. Qualche telefonata interlocutoria, qualche ammiccamento sottotraccia ma di ufficiale nulla, dicono gli interessati. Al momento non ci sono stati incontri, nemmeno con l’ex governatore Michele Iorio – dice Michele Di Bartolomeo di Molise al Centro.

Va detto, per la cronaca, che quella del terzo polo è una delle ipotesi che sono state collegate a Iorio ma – anche in questo caso – senza alcuna corrispondenza nella realtà.

Quello che invece appare chiaro, è la differenza di opinioni e di prospettiva tra M5S e PD. Gravina alla sua prima uscita ha detto NO al terzo polo, in linea con le posizioni nazionali del Movimento, di netta chiusura versa Azione e Italia Viva, mentre il coordinatore regionale dei pentastellati, Antonio Federico, ha detto NI. Personalmente sono contrario, ha detto Federico, ma esiste una tavolo di coalizione che affronterà la questione. Nettamente Favorevole il PD, invece, che per bocca del segretario Facciolla ha detto si alla ipotesi di alleanza col terzo polo.

Il tema, nel centrosinistra, è sempre quello classico: quello del campo largo all’interno del quale inglobare più formazioni possibili col rischio, tuttavia, che un campo larghissimo possa diventare alla fine un campo minato. La storia dell’Ulivo e di Romano Prodi rappresentano in questo senso un precedente da tenere a mente.

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