Il provvedimento era atteso da tempo. Si tratta del decreto che aggiorna i tariffari di diverse prestazioni garantite dal Sistema sanitario Nazionale, tra cui la procreazione medicalmente assistita. La Commissione Salute delle Regioni aveva già dato l’assenso, ora è arrivato il via libera dei governatori nel corso della Conferenza Stato-Regioni. ”Un provvedimento importante dal quale dipende l’adozione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza nell’ottica di assicurare risposte ai bisogni sanitari primari che i cittadini aspettano da tempo” ha commentato il presidente della Regione, Donato Toma, di ritorno da Roma. La Conferenza delle Regioni aveva raggiunto l’intesa, ponendo l’accento sulla necessità di attivare congiuntamente con il Governo uno specifico monitoraggio sull’applicazione delle nuove tariffe per valutarne l’impatto economico-finanziario, con l’obiettivo di verificare la sostenibilità dell’erogazione delle prestazioni di nuova introduzione e scongiurare che si aggravi la situazione economica-finanziaria dei bilanci regionali che versano già in condizioni di criticità in conseguenza della pandemia e degli aumenti dei costi dell’energia. I tempi per l’entrata in vigore delle nuove tariffe: per la specialistica ambulatoriale si partirà a gennaio 2024 mentre per la protesica da aprile 2024. “Siamo contenti ma non ci accontentiamo: la battaglia per assicurare l’effettiva erogazione dei Lea a tutti i cittadini e per dare nuovo slancio alla sanità pubblica non è finita – ha dichiarato Cittadinanzattiva – Finalmente è stata raggiunta l’intesa in Conferenza Stato-Regioni. Un risultato che attendevamo da anni e per il quale ci siamo battuti, insieme a tante organizzazioni di cittadini e di pazienti, per garantire l’entrata in vigore dei Lea del 2017, e gli ulteriori aggiornamenti previsti, e il diritto ad un accesso equo alle prestazioni sanitarie ai cittadini di ogni Regione. Come cittadini, continueremo a valutare tutti gli aspetti legati all’erogazione dei Lea, per esempio le liste d’attesa e l’accesso effettivo alle prestazioni, la mobilità sanitaria, l’attenzione alla prevenzione, il rischio di desertificazione per i servizi e gli operatori della sanità pubblica”, ha concluso Cittadinanzattiva.

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