di Vincenzo Musacchio*

Le forze dell’ordine su richiesta della DDA hanno eseguito le misure cautelari disposte dal gip dell’Aquila nei confronti di personaggi di spicco della “Società foggiana”. Le indagini – si legge nel comunicato ufficiale degli inquirenti – hanno svelato i rami del business del clan Moretti-Lanza-Pellegrino: usura, estorsione, ricettazione e intestazione fittizia di beni. Una parte delle vittime ha anche dovuto assumere come dipendenti i loro usurai o persone a loro riconducibili. Undici misure cautelari personali, sequestri di beni per due milioni di euro e decine di perquisizioni tra le province di Pescara, Foggia e Grosseto. Otto gli arrestati, metà sottoposti a custodia cautelare in carcere e metà ai domiciliari: tra le altre misure, un obbligo di dimora, due obblighi di firma e i sequestri di due immobili a Pescara e Grosseto, 300mila euro in contanti, e un vasto paniere di quote di cinque società del pescarese, per un valore complessivo di due milioni di euro. Le investigazioni, i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche e ambientali per oltre 700mila conversazioni – si legge sempre nel comunicato diffuso dagli inquirenti – hanno svelato i rami del business del clan Moretti–Lanza–Pellegrino nel pescarese. Utilizzato il metodo mafioso, la realtà produttiva, tramite sia i traffici illeciti sulle piazze locali, che gli investimenti nelle attività imprenditoriali di spicco del territorio.

Tassi d’interesse usurario fino al 600% il mese. Non potendo ovviamente onorare il debito maturato, gli imprenditori sono entrati nella morsa dell’usura perdendo il controllo dell’impresa e assumendo persone dei clan o a esso vicine. In molti casi poi, gli imprenditori sono stati bersaglio di minacce, aggressioni ed estorsioni. Sarebbero stati percepiti indebitamente anche dei contributi previsti per l’emergenza Covid.
All’Inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte d’Appello di Campobasso è emerso, dai dati resi noti, il rischio alto di uno sconfinamento delle mafie pugliesi in Molise soprattutto nella zona adriatica. L’ultima relazione al Parlamento della Dia per il secondo semestre 2022 conferma come nel territorio molisano già da qualche tempo le organizzazioni criminali pugliesi abbiano trovato ampi spazi per creare articolazioni logistiche strumentali all’usura, all’estorsione e al riciclaggio di capitali illecitamente accumulati sia investendo in attività commerciali e d’impresa, sia avvalendosi di sofisticati e articolati meccanismi volti a influenzare il sistema economico e a favorire l’infiltrazione soprattutto nell’economia legale. Il Molise costiero attrae gli investimenti dei sodalizi criminali pugliesi con un chiaro interesse rivolto al settore immobiliare, alle reti della distribuzione commerciale, al turismo, all’agricoltura, agli stabilimenti balneari, nonché al settore dei trasporti, delle scommesse e a quello molto remunerativo dei rifiuti pericolosi e non e degli impianti eolici. I reati spia sono da tenere massimamente sotto controllo. L’usura e le operazioni bancarie sospette in Molise sono in aumento. Questi dati che purtroppo non fanno ben sperare.

*Criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise.

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