Il precedente più recente è quello del referendum su alcuni quesiti costituzionali, voluto dal centro destra. Il voto si tenne il 25 e 26 giugno del 2006. I referendum furono respinti da oltre il 60 per cento dei no, ma l’affluenza superò di poco il 52%.
Tra quattro mesi i molisani saranno chiamati a votare per il rinnovo del Consiglio regionale e per eleggere il nuovo presidente della Regione.
Lo ha stabilito con un proprio decreto, come previsto dalla legge, il presidente Toma che ieri sera ha predisposto l’atto con cui viene individuata la data delle prossime elezioni.
La scadenza naturale del mandato cade a metà aprile, da quel momento in poi la Giunta rimarrà in carica solo per l’ordinaria amministrazione, fino all’insediamento della prossima, verosimilmente a luglio, in piena estate.
Sarà già estate anche alla vigilia del voto, per la prima volta spostato così in avanti rispetto al passato.
Guardando il bicchiere mezzo pieno, sia il centrodestra che il centrosinistra potrebbero ricavarne il vantaggio di un tempo a disposizione maggiore per mettere a punto gli accordi pre elettorali che al momento, in tutti e due gli schieramenti, sembrano tutt’altro che fatti. La coalizione di governo deve sbrogliare alcuni nodi. Primo fra tutti quello del candidato presidente. Con Toma che ha già annunciato da tempo la sua volontà di ricandidarsi, ma anche con diversi pretendenti che non nascondono l’aspirazione a correre per palazzo Vitale. Tra veti e contro veti, con la necessità di ricomporre anche politicamente lo schieramento che governa, un allungamento dei tempi potrebbe facilitare la quadra.
Quadratura che al momento manca anche nel centrosinistra sia per la rosa dei papabili alla candidatura da Governatore, che per capire i confini dello schieramento. Oltre ai partiti che tradizionalmente fanno parte della coalizione, resta da dipanare la vera matassa: l’accordo politico e di governo con il Movimento 5 stelle. Al momento Pd e pentastellati continuano ad annusarsi e, forse, sulla scia della doppia sconfitta in Lazio e Lombardia, qualche settimana in più potrebbe servire a smussare gli angoli. Angoli che serve arrotondare anche con i terzopolisiti e i movimenti civici, mai così numerosi sul terreno.
Nel bicchiere mezzo vuoto resta il caldo delle prime giornate estive, la disaffezione dell’elettorato, le tante persone che a fine giugno sono già in vacanza. L’astensionismo, è la previsione più facile da fare sin da ora, peserà su ciò che accadrà il domenica 25 e lunedì 26 giugno.

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