E’ stato uno dei cavalli di battaglia del Movimento cinque stelle. Introdotto tre anni fa, il Reddito di cittadinanza ha avuto come effetto più evidente quello di alimentare la polemica politica tra favorevoli e contrari.
Il sussidio, la cui erogazione avviene in diversi paesi europei, nasce per sostenere persone disoccupate, ma soprattutto per traghettarle verso il mondo del lavoro. Una base su cui quasi tutti concordano, ma che però si scontra con una serie di falle per l’applicazione. E quindi, in definitiva, il reddito di cittadinanza per come è concepito oggi, diventa una sorta di pensione anticipata e in molti casi una sacca che alimenta il lavoro nero.
Nella mappa della concessione del reddito di cittadinanza, la Campania supera il 30 per cento del totale, contro il 5 per cento della Lombardia.
In Molise il numero delle famiglie che ha chiesto il sostegno è sceso rispetto alle novemila del 2019, primo anno di introduzione del reddito.
Nell’anno appena trascorso, infatti, le famiglie che ne hanno fatto richiesta sono scese a 6982. Il dato emerge dal rapporto dell’istituto nazionale della previdenza sociale che ha differenziato l’erogazione del reddito di cittadinanza tra le due provincie.
Lo scorso anno in provincia di Campobasso i nuclei familiari che ne hanno fatto richiesta sono stati 5.223, 1.759 in quella di Isernia.
Dal report si apprende, inoltre, che nel 2022 in Molise i nuclei revocati dal diritto, per mancanza di uno dei requisiti, sono stati 325, quelli decaduti dal diritto 1.342.
Sullo sfondo resta la figura del cosiddetto navigator, che avrebbe dovuto fare da ponte tra i percettori del reddito e i posti di lavoro. Il vero chi l’ha visto di un provvedimento che continua a dividere

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