Elezioni regionali. Unione Popolare, in una nota, spiega perché, a suo avviso, è necessario cambiare la legge elettorale. Riceviamo e pubblichiamo

“A fine primavera i molisani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Consiglio regionale e il nuovo Presidente della giunta regionale. Mentre partiti e movimenti si stanno già accordando per spartirsi candidature ben piazzate, nessuno si concentra sul tema della reale partecipazione dei cittadini alle elezioni.

L’attuale legge elettorale impone uno sbarramento all’8% per le liste singole e al 5% per le liste in coalizione. A chi giovano soglie di sbarramento così alte? Ai due principali schieramenti, quello di centro-destra e quello di centro-sinistra, che in questo modo potranno continuare ad alternarsi al governo della Regione Molise, escludendo di fatto i partiti più piccoli dalla competizione elettorale
e penalizzando la rappresentanza.

Continuare a votare con questa legge, significa continuare a sacrificare il bene comune e gli interessi di un’intera regione sull’altare di un presunto bipolarismo che garantisce solo gli interessi dei soliti noti. Di conseguenza, al prossimo appuntamento elettorale, chi non si sente rappresentato dalle forze più grandi avrà tre opzioni: l’astensione, (quasi la metà degli aventi diritto alle ultime politiche), votare l’amico o regalare il voto al meno peggio. Se in Consiglio Regionale fossero interessati a rappresentare (e risolvere) i problemi reali del Molise, il crollo dell’affluenza al voto sarebbe il primo problema, considerando che alle ultime elezioni regionali oltre il 47% degli aventi diritto non è andato a votare.

Per questi motivi, noi di Unione Popolare riteniamo che una legge elettorale democratica debba prevedere:
l’attribuzione dei seggi con metodo proporzionale;
l’abolizione degli sbarramenti;
la riduzione del numero di firme necessarie alla presentazione delle liste;
il consenso alla firma digitale tramite SPID.
Pertanto ci mobiliteremo con ogni mezzo possibile per esigere il cambiamento di questa legge sbagliata e antidemocratica prima del prossimo appuntamento elettorale.
Diversamente la Regione continuerà ad essere una istituzione autoreferenziale, sempre più lontana dai cittadini e ostaggio delle logiche clientelari di pochi e del trasformismo dei politici”.

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