Di Angelo Persichilli
Si diceva dalle mie parti che il contadino chiudeva la stalla dopo che i buoi erano scappati. Tale massima mi è venuta in mente dopo aver letto sulle polemiche legate al mantello (si chiama ‘Bisht’) messo sulle spalle di Lionel Messi dall’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, regnante del Qatar, e che Messi ha tenuto per tutta la durata della premiazione.
Non conosco l’importanza del mantello e non so se Messi fosse al corrente del significato del gesto dell’Emiro. Quello di cui però sono sicuro è che questa polemica sul mantello è sterile, stupida e certamente condotta da certa stampa che avrebbe fatto meglio a fare il proprio dovere quando circolavano sotto i loro occhi quintali di ‘bigliettoni verdi’ in sacchi di juta riempiti da chi comprava persone, istituzioni e dirigenti dell’organizzazione europea per ottenere l’organizzazione del mondiale. Allora sì che necessitavano giornalisti veri, non quelli hanno sollevato un polverone parlando del mantello di Messi.
Che poi, non occorre nemmeno essere dei Maigret o dei Pinkerton per capire che l’assegnazione di una importante manifestazione come il mondiale di calcio a una piccola nazione come il Qatar doveva per forza avere delle ‘motivazioni” diverse da quelle culturali, come poteva essere per la Cina, o politiche, come per la Russia.
Ma la colpa non è del Qatar. I suoi governanti hanno fatto i loro interessi (in modo poco etico, probabilmente) usando con gli organizzatori l’unica arma a loro disposizione: una barca di soldi fatta giungere nelle tasche giuste, sotto gli occhi completamente chiusi della stampa internazionale, La stessa che ora grida allo scandalo per il mantello di Messi.
Di questo si era parlato fin dall’inizio ma nessuno ha voluto sentire o vedere: ora fanno gli investigatori fingendosi sorpresi di ciò che è accaduto. Ma va?!
Quello che sarebbe accaduto a Bruxelles non è ovviamente giusto, ma è altrettanto vero che questi tipi di intrallazzi vengono condotti regolarmente, quasi alla luce del sole, con la maggioranza dei media che si gira dall’altra parte per non vedere.
Ricordo quando si dovevano assegnare i giochi Olimpici del 2008 e la città di Toronto era candidata. Vennero delegazioni del Comitato Olimpico Internazionale per esaminare le strutture sportive e l’organizzazione di supporto per ospitare gli atleti. Ricordo che Toronto ricevette i “massimi voti” durante numerose visite di rappresentanti del CIO, Comitato Olimpico Internazionale. Poi fu detto agli organizzatori che per completare il lavoro, era necessario fare una lobby più mirata presso i vari governi in tutti i Continenti per ottenere il loro voto al momento dell’assegnazione dei Giochi del 2008. Una delle lobby riguardava l’Italia. Fu formata una delegazione canadese da inviare a Roma per incontrare con i dirigenti olimpici italiani e perorare la nostra candidatura. Mi chiesero di farvi parte e quindi ci recammo a Roma. Fummo ricevuti da uno dei massimi esponenti dello sport nonché vicino al governo italiano in modo molto caloroso, amichevole e soprattutto, lo ammetto, onesto. Infatti, prima ancora che ci fossimo seduti nell’ufficio di questo esponente sportivo al Foro Italico, ci dissero che erano al corrente della bontà della nostra organizzazione, della serietà dei governanti locali e nazionali canadesi, erano a conoscenza delle strutture di ottima qualità a disposizione della città di Toronto, ciononostante il messaggio, peraltro molto chiaro, fu questo: “Non perdete tempo in quanto i prossimi giochi si terranno in Cina”. Le presentazioni nelle varie capitali, i colloqui con le delegazioni, gli sforzi per mettere su organizzazioni serie erano, ci dissero apertamente, solo una formalità necessaria per ‘legalizzare’ una decisione già presa da tempo: i prossimi giochi si faranno, come in effetti avvenne, in Cina.
Come premio di consolazione ci offrirono una visita guidata alle strutture dello stadio Olimpico, completamente vuoto a nostra disposizione, mentre la sera c’fummo ospiti di uno spettacolo, condotto dal compianto Gigi Proietti, che si teneva sul prestigioso terrazzo dell’Altare della Patria. Ovviamente accettammo entrambe le offerte. La visita dell’Olimpico fu molto interessante e divertente e, come si vede dalle foto, ci fu l’allora Ministro dell’Immigrazione Sergio Marchi che si divertiva a fare l’allenatore, mentre il compianto Claudio Lizzola, colui che organizzò la trasferta essendo un amico personale dell’allora primo ministro Berlusconi, il portiere.
La sera fummo sul Campidoglio e assistemmo quasi come protagonisti a uno spettacolo esilarante (e non poteva non esserlo essendo il presentatore Gigi Proietti che allora furoreggiava nei panni del Maresciallo Rocca). Tra l’altro, Proietti approfittò dell’occasione per presentare, disse, un ‘mio collega’ delle forze dell’ordine presente qui stasera dal Canada, appunto Julian Fantino che allora era capo della polizia di Toronto. Lo invitò al microfono “in quanto – disse – tra noi graduati ci si intende meglio”.
Ovviamente feci la cronaca dell’accaduto ma, per i più, il problema non era nel sistema di assegnazione, ma nella credulità di persone oneste (direi ingenue) che credevano ancora nella meritocrazia. Insomma, ‘cornuti e mazziati’.
Stando quindi a ciò che scrivono i giornali su ciò che è successo a Bruxelles per l’assegnazione dei giochi, cosa completamente credibile, e considerare il gesto di Messi di indossare un ridicolo mantello nero come una azione poco etica, sarebbe come criticare una ‘lavoratrice’ di un bordello perché indossa una gonna sopra al ginocchio.

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