Trasferimento della scuola elementare, Pavone di “Futuro Trivento”: non c’è risparmio e perdiamo l’Ente di formazione. Botta e risposta tra maggioranza e opposizione sull’accorpamento delle scuole, scuola primaria e secondaria di primo grado, presso l’Istituto Omnicomprensivo “Nicola Scarano” di via Acquasantianni a Trivento. Il capogruppo di minoranza di “Futuro Trivento”, Luigi Pavone replica al sindaco Corallo: “Riteniamo doveroso rispondere alle accuse di irresponsabilità che ci sono state mosse dal sindaco in un suo recente comunicato. Secondo il sindaco, infatti, noi saremmo degli irresponsabili perché siamo contrari allo spostamento della sede comunale e della scuola elementare, nonostante faccia risparmiare soldi al Comune. Abbiamo già ampiamente dimostrato che lo spostamento porta ad un risparmio tra luce e gas di 6.500,00 euro circa (se questo trasferimento fosse già avvenuto ed effettuando una stima al rialzo) analizzando i dati che noi abbiamo chiesto alla struttura e che poi il sindaco ha utilizzato per risponderci, dopo che aveva già preso la decisione. Normalmente la prassi vorrebbe che le decisioni vengano prese guardando prima i dati e non “analizzandoli” dopo che si è deciso. A parte questo piccolo dettaglio, il risparmio, di fatto, non c’è perché se è vero che lo spostamento consente di ottenere un risparmio di 6.500,00 euro circa, al contempo ne sono stati spesi 35.000,00 per consentirlo (22.000,00 euro per la scuola media e 13.000,00 euro per la scuola elementare), quindi, se la matematica non è un’opinione, il saldo di questa decisione è negativo per 28.500,00 euro, una somma che sarebbe bastata per coprire le maggiori spese per le utenze per quattro anni circa (solo quest’anno il Comune ha ricevuto, come tutti gli Enti locali, un contributo di circa 58.000,00 euro per la copertura delle maggiori spese per le utenze e, inoltre, il prezzo dell’energia sta già scendendo). Questo è quello che emerge se ci si vuole fermare solo alle cifre. C’è da considerare, poi, quello che questo spostamento farà perdere alla scuola, quindi le conseguenze Politiche della decisione, ossia la possibilità per la scuola di accreditarsi, come aveva già chiesto, come Ente di formazione (con tutto l’indotto economico e la visibilità che avrebbe potuto dare alla nostra scuola) e di accedere a finanziamenti per la mancanza di spazi, che non ci saranno più dopo lo spostamento. Quindi, noi ci basiamo sui dati reali e esprimiamo un parere politico perché questo siamo stati chiamati a fare tre anni e mezzo fa, quindi se il sindaco, come è solito fare ormai, minaccia di intraprendere le vie legali, si dovrà rassegnare, a meno che non istituiscano il reato di “vera testimonianza” o al massimo si dovrà rivolgere ad altri. Dulcis in fundo, il sindaco annuncia una petizione popolare per la settimana corta. Probabilmente, non ha letto bene quanto gli è stato comunicato dal dirigente scolastico, che, interpellato dall’amministrazione sullo spostamento, risponde a quest’ultima ribadendo che gli edifici scolastici sono di proprietà dello Stato e degli Enti locali (qualora non fosse ancora chiaro all’Amministrazione) e che al dirigente fanno capo “… nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, Autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico organizza l’attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali”. Pertanto, è compito esclusivo del dirigente e degli organi collegiali scolastici decidere sulla didattica e quindi anche sulla settimana corta. A questo punto, visto che si tratta di strutture di proprietà comunale, non escludiamo a breve una petizione popolare promossa dal sindaco per toglierla definitivamente la scuola, così risparmiamo anche di più”.

 

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