Di Angelo Persichilli
Parlare di razzismo per le frasi pronunciate da alcuni scalmanati durante la partita tra la nazionale…scusate, tra il Real Guglionesi e il Campobasso 1919 mi sembra esagerato. Comunque, sembra che, come riportato dalla stampa , alcuni elementi della tifoseria locale avrebbero gridato delle frasi offensive, di contenuto razzista, contro un giocatore di colore della squadra avversaria. Secondo quanto riportato, “dalla tribuna si sono levate chiare grida razziste nei confronti del giocatore Axel Traorè”.
Il razzismo, quello vero, è brutto, molto brutto e pericoloso. Se ciò che riporta la cronaca è accurato, quello di Guglionesi è invece solo il comportamento di qualche sempliciotto ignorante di paese, credo che i giovani dicano ‘sfigati’, che non conoscono altro metodo per mettersi in mostra se non ricorrendo a frasi di cui probabilmente non conoscono nemmeno il vero significato. Sottolineo subito che tale commento non va al di là di quei pochi imbecilli che si sarebbero resi protagonisti di questo increscioso episodio e non riguarda assolutamente i cittadini di Guglionesi conosciuti per la loro ospitalità e civiltà.
Parlo di qualche giovanotto che non ha mai lasciato i confini del suo paesello e col quale è inutile parlare di ‘villaggio globale’. Certamente essi non sono a conoscenza di osmosi demografiche che relegano i confini regionali, anzi nazionali, a convenzioni necessarie solo per il codice postale, vale a dire per individuare luoghi e non popoli. Questi ultimi, infatti, si identificano sempre meno con definizioni geografiche e sempre più con elementi che hanno a che fare con l’economia e soprattutto con la civiltà che li caratterizza.
L’osmosi democratica del cosiddetto ‘villaggio globale’, teorizzato per la prima volta da Marshal McLuhan, è una realtà che ha cambiato il mondo dal punto di vista economico, politico e sociale. Sta abbattendo barriere in tutti i Continenti avvicinando popoli, influenzando economie a cominciare da quella Occidentale in generale e quella americana in particolare, ridisegnando la politica mondiale ma, per qualche troglodita di Guglionesi, il giudizio sulle persone è ancora legato al colore della pelle. Si tratta di episodi, per fortuna, molto limitati, sporadici e non caratterizzanti di un paese o addirittura di un popolo; ciononostante bisogna essere sempre vigili e reattivi a qualsiasi segno di tipo razzista. Certo, l’ignoranza gioca un fattore molto importante in episodi simili, ma non bisogna dimenticare che tutte le cose cattive di questo mondo hanno sempre alla base una buona dose di ignoranza.
Tali episodi, che anche se non autorizzano necessariamente a definire razzisti coloro che ne sono protagonisti, sono pur sempre molto antipatici e potenzialmente pericolosi e quindi ci chiediamo: come si possono eliminare?
La legislazione mi sembra molto forte nella forma ma nella sostanza di difficile applicazione. Inoltre, anche da parte dell’opinione pubblica, si cerca di guardare a questi brutti episodi più come segno di inciviltà che come azioni illegali. Sappiamo tutti che allo stadio persone perbene, educate e rispettose, a volte subiscono metamorfosi da Dr. Jekyll e Mr. Hide; certo, ma il razzismo è qualcosa che non si può tollerare, né fuori, né dentro lo stadio.
Non voglio demonizzare persone che si sono rese responsabili di tale comportamento che, tra l’altro, potrebbe essere solo l’azione fatta in un momento di esaltazione sportiva mal controllata; ma, se questo è il caso, perché non inviare una lettera di scuse (o anche una telefonata) al buon Alex? Sarebbe un atto di civiltà oltre che un buon esempio per gli altri tifosi di qualsiasi squadra.

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