Chi ha portato il coltello sulla scena del crimine. La sera della vigilia di Natale di un anni fa, in via Vico, c’erano almeno quattro persone. Il presunto omicida, Gianni De Vivo, la vittima Cristian Micatrotta, suo cognato Alessio Madonna e un quarto uomo rimasto ai margini della rissa, cominciata qualche ora prima, solo verbalmente, attraverso gli smartphone.
Al centro della lite questioni legate alla compravendita di droga, come hanno ricostruito le indagini della Procura. Un movente che, stando alla tesi dell’accusa, avrebbe armato la mano di De Vivo autore della coltellata alla gola che avrebbe ucciso Micatrotta.
Il film di quella sera sarà visionato fotogramma per fotogramma in Corte d’Assise a partire dal 2 febbraio. All’udienza preliminare l’accusa si è aggiudicata il primo punto a favore. De Vivo è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Un capo d’imputazione che lo mette a rischio dell’ergastolo.
Ci saranno colpi di scena, ha invece annunciato il collegio difensivo, composto dagli avvocati Giuseppe Stellato e Mariano Prencipe, in un processo hanno spiegato che va ancora tutto dibattuto. E proprio il coltello da cucina che ha ucciso Cristian potrebbe essere la chiave del Processo. Le perquisizioni durante le indagini non hanno accertato di chi fosse. Se la difesa riuscirà a dimostrare che l’arma del delitto non era di De Vivo, la premeditazione potrebbe anche cadere. E di conseguenza si riaprirebbe la possibilità di uno sconto della pena. Ipotesi che solo le parti, le perizie e le testimonianze potranno rendere concrete e credibili ai giudici popolari della Corte d’Assise che si aprirà tra due mesi esatti.

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