Non sono affatto rosee le prospettive per la scuola molisana. A lanciare l’allarme è il segretario regionale della Flc Cgil, Pino La Fratta al termine della riunione, nella sede della Giunta regionale, della cabina di regia sul dimensionamento scolastico. La volontà della Regione e della Province è quella di prorogare anche per il prossimo anno scolastico il piano di dimensionamento attuale che prevede la presenza di 52 istituzioni scolastiche. “Come sindacato avevamo presentato tutta una serie di osservazioni alle Linee guida, volte al miglioramento dell’offerta formativa regionale – ha ricordato La Fratta – Sarebbe stato necessario adoperarsi per ridurre al minimo il numero degli Istituti omnicomprensivi, evitare le duplicazioni di indirizzi di studio, andare verso l’istituzione di poli omogenei (Liceali, Tecnici, Professionali), superare le pluriclassi favorendo la costituzione di poli scolastici territoriali, potenziare le reti di trasporto tra comuni”. Proposte rimaste inascoltate. Ma il peggio, a giudizio della Cgil, deve ancora venire perché la legge di Bilancio 2023 conferma le scelte di disinvestimento fatte da molti anni sulla scuola. “Sulla base dei parametri indicati – ha spiegato La Fratta – saranno le Regioni a provvedere autonomamente al dimensionamento della rete scolastica. Il problema è che la stessa norma prevede un innalzamento dei parametri minimi per l’attribuzione del numero di autonomie scolastiche: per avere una dirigenza ci vorrà una media di 950 alunni. Un netto passo indietro, in ogni caso, rispetto alla legge di Bilancio 2022 – ha denunciato il sindacato – La normativa che si applicherà dall’anno scolastico 2024/25 potrebbe portare in un decennio, se non ci saranno deroghe,  alla scomparsa di ben 21 scuole sulle 52 attuali. Le nuove norme rischiano di arrecare un danno incalcolabile alla scuola molisana. La particolare conformazione territoriale del Molise, la presenza di comuni montani, la mancanza di efficienti reti di trasporto rende necessaria un’attenzione specifica al territorio. Da parte nostra – ha concluso Pino La Fratta – se non ci saranno modifiche, non possiamo che preannunciare forti azioni di mobilitazione”.

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