di MICHELE TUONO

È un libro che riconcilia con l’acutezza e la profondità del pensiero, La montagna delle aurore, di Angelo Fosco, storico professore del Liceo Classico “Onorato Fascitelli” di Isernia, educatore di intere generazioni, scrittore e saggista, poeta apprezzato e sensibile. Collaboratore di periodici, anche, in particolare «La Riscossa», nata a Isernia negli anni Sessanta per rinverdire le sorti del giornale omonimo, fondato dal socialista Uberto Formichelli agli inizi del secolo scorso.

Il libro è dedicato a Titina Sardelli e Cosmo Marinelli, editori e insegnanti, figure leggendarie di un’epoca ormai lontana, eppure così vive e presenti nel ricordo.
Epoca di lavoro, di idee, di fermenti culturali.

Epoca che sembra rivivere in questo lavoro di Angelo Fosco, scritto in forma di diario, coltissimo itinerario tra miti e personaggi della letteratura: il viaggio, la nostalgia, l’eros, la guerra antica e la guerra moderna, i cavalieri di Cervantes e l’Orlando Furioso, Hemingway ed Erich Maria Remarque, il boato delle bombe e il bagliore dei missili, le schegge, i rifugi, i pidocchi, la fame.
I versi dell’Adelchi («Qual guerra! e qual nemico! Ancor ruine/Sopra ruine ammucchierem: l’antica/Nostr’arte è questa: ne’ palagi il foco/Porremo e ne’ tuguri…») introducono la toccante reminiscenza della guerra nostra, la seconda guerra mondiale vissuta qui, tra i nostri monti, dal bambino “con gli occhi spalancati per i bombardamenti”.
Gli autori sembrano riprendere forma sotto i nostri occhi, giorno per giorno: Manzoni, Omero e Goethe, Leopardi e Thomas Mann, Dante e Joyce, D’Annunzio e Proust, in un Pantheon letterario che è patrimonio personale e patrimonio universale.
Gli arnesi dello scrittore si intrecciano con i ricordi e l’autobiografia: la penna Aurora 28 del padre, la Olivetti Lettera 32 della sorella, usata per battere a macchina la tesi di laurea dell’autore, indirizzo di filologia moderna.
Sullo sfondo, le sorgenti del Volturno e l’abbazia di San Vincenzo. In lontananza, i monti del Matese. Luoghi del presente ‒ precisa l’autore ‒ non della memoria, non del passato.
Luoghi pronti a trasfigurarsi nella poesia, tra i versi di Pascoli, Carducci, Gozzano, Zanzotto, Palazzeschi, Virgilio, i classici latini che si alternano alle faccende quotidiane, la legna, il caffè, gli occhiali da riparare, le preoccupazioni domestiche, l’attività di scrittore, la letteratura che non scansa le tematiche più attuali, i pensieri e le paure, i problemi della vita, i segni del tempo.
Bellissime le pagine in cui Angelo Fosco rievoca le sue passioni di bibliofilo, l’amore per le raffinate edizioni della sua gioventù (Laterza, Einaudi, la “Medusa” di Mondadori), le ricche librerie di Napoli (Guida, Liguori, Pironti), città dei suoi studi e degli studi del figlio; le esperienze da divoratore di libri, necessari e vitali, quasi a non poter vivere senza. «Mia madre mi dava i soldi per comprare camicie e pigiami ‒ ricorda ‒ e io li spendevo invece per acquistare i libri».
Affiora anche il ricordo commosso di chi ha trasmesso, «indotto, stimolato, provocato» ‒ scrive Angelo Fosco ‒ la vocazione e l’amore per la letteratura: il padre di ritorno dai suoi viaggi, la scuola, i maestri, le biblioteche comunali, i Centri di lettura, con I ragazzi della Via Paal, Robinson Crusoe, i Viaggi di Gulliver, le fiabe di Andersen, le prime enciclopedie, negli anni dell’infanzia incantata.
Valori e princìpi che sembravano lontani nel tempo, irrimediabilmente smarriti, si ripresentano in tutta la loro forza, e la loro dolcezza, in un libro che unisce il sapere e la pura poesia.

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