Trasferimento della scuola elementare e degli uffici comunali di Trivento, l’opposizione è contraria. Pavone: un duro colpo sia allo sviluppo del centro storico che al futuro dell’istituto scolastico. Il capogruppo di “Futuro Trivento” Luigi Pavone interviene sul trasferimento della scuola elementare e degli uffici comunali. “L’amministrazione comunale – scrive Pavone – ha deciso di trasferire la scuola elementare nell’edificio Nicola Scarano in Via Acquasantianni che ospita la scuola media, per far posto agli uffici comunali, che si trasferiranno dalle tre sedi attuali alla sede della scuola elementare in Piazza Calvario. Alla base della decisione dell’amministrazione vi è la necessità di ridurre il consumo energetico degli edifici comunali. Per verificare la fondatezza di questa decisione, abbiamo richiesto alla struttura comunale i consumi di energia elettrica e gas per gli anni 2021 e 2022, al fine di analizzare i dati e capire l’entità del risparmio energetico che ne conseguirebbe. Dalla nostra analisi, si evince come il risparmio presunto che si avrebbe con lo spostamento per l’anno 2022 sarebbe di circa 6500 Euro (considerando che, nonostante siamo ormai a fine novembre, nel calcolo del consumo totale per l’anno 2022 sono state considerate anche le somme che si sarebbero risparmiate se lo spostamento fosse avvenuto ad ottobre 2022, pertanto il risparmio conseguito sarà verosimilmente minore). C’è da dire che per effettuare lo spostamento l’amministrazione comunale ha impegnato in bilancio 30.000,00 euro, 22 per la scuola media ed 8 per la scuola elementare, di cui 20.000,00 sono stati già spesi. Inoltre, considerato che siamo ormai a fine novembre ed ancora non sono stati ultimati i lavori previsti, verosimilmente lo spostamento sarà effettivo nel mese di gennaio, pertanto il presunto risparmio si avrebbe solo per i mesi di gennaio, febbraio e marzo, notoriamente i mesi più energivori, come dimostra anche l’esigua differenza tra le spese per le utenze degli anni 2021 e 2022 nei mesi che vanno da aprile a settembre. Noi siamo assolutamente contrari a questa decisione per diversi motivi. In primis, per l’effetto che questo spostamento avrebbe per il centro storico, che verrebbe privato (dopo la mancata realizzazione del parcheggio e la totale assenza di investimenti e politiche di promozione) di un ulteriore servizio, che rischierebbe di trascinarsi dietro anche altre conseguenze, come, per esempio, la chiusura dell’ufficio postale, della cui riapertura il sindaco si è preso in varie occasioni i meriti, salvo poi scoprire, come spesso accaduto, che la riapertura di quell’ufficio rientrava nel piano aziendale di poste italiane ed era già programmata. Non meno importante, questo spostamento graverà molto sull’istituto scolastico, in quanto quest’ultimo non potrà accreditarsi come ente di formazione professionale (dopo averne fatto richiesta) per mancanza di spazi nel plesso della scuola media e, inoltre, sarà fortemente penalizzato qualora volesse accedere a finanziamenti per i quali è richiesta la disponibilità di spazi (negli anni scorsi, infatti, è stato creato un atelier creativo con fondi PON utilizzando due aule inutilizzate per la didattica ordinaria). Premesso che è sicuramente un bene che si siano effettuati interventi di edilizia scolastica, tuttavia quei 30 mila euro impegnati per questi lavori si sarebbero potuti risparmiare se il contributo ricevuto per il decreto SUD (38.677,50 Euro) si fosse utilizzato per questi interventi, invece di utilizzarlo per i lavori effettuati per la “Piazzetta del sorriso”. In questo modo i 30 mila euro risparmiati si potevano utilizzare per fronteggiare il caro bollette. Tra le altre cose, nella bozza della legge di bilancio 2023 (titolo II, art.8) sono previsti contributi straordinari per i comuni per affrontare le maggiori spese per energia e gas, quindi i rincari verrebbero azzerati o fortemente ridotti con questi contributi. D’altronde questo era ampiamente prevedibile, in quanto questa situazione deve essere gioco forza transitoria, altrimenti, se questi rincari persistessero, andrebbero in default il 90% dei comuni italiani (oltre che imprese e famiglie). Stiamo assistendo, quindi, all’ennesima decisione azzardata e poco oculata dell’amministrazione comunale, che non si basa su un’analisi attenta dei dati e soprattutto su una visione politica a lungo termine e che rischia di sferrare un duro colpo sia allo sviluppo del centro storico che al futuro dell’istituto scolastico. Sorgono, quindi, spontanee alcune domande, per le quali speriamo di avere una risposta dall’amministrazione. È valsa la pena privare l’istituto scolastico della possibilità di diventare ente di formazione professionale, rinunciando all’indotto economico e all’aumentata visibilità dell’istituto scolastico che questo poteva generare? Come verranno utilizzate le sedi comunali, soprattutto quella di Via Torretta che è stata ristrutturata di recente? Piuttosto che allontanarci dal centro storico, dovremmo fare in modo di renderlo accessibile e dotarlo di maggiori servizi. Piuttosto che limitare le attività dell’istituto scolastico, si dovrebbero creare le condizioni per favorirle e, se possibile, aumentarle. Perché il centro storico e la scuola sono due risorse sulle quali non si può prescindere se si vuole costruire un programma di sviluppo e di rinascita di un territorio come quello di Trivento. Ci auguriamo che l’amministrazione torni sui propri passi o che questa sia solo una soluzione temporanea che duri il minimo possibile. Nel frattempo- chiude Pavone – visto che ci saranno ulteriori fondi da utilizzare per gli anni 2022 e 2023 per il decreto SUD e per il PNRR, invitiamo l’amministrazione ad individuare degli interventi che abbiano un maggiore impatto strategico sul territorio, iniziando a dotarsi, qualora non li avesse già, di progetti esecutivi e che si cerchino contributi per investimenti nell’efficientamento energetico degli edifici comunali, visto che il PNRR prevede molti soldi per questo tipo di interventi”.

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