E’ il simbolo indiscusso della città. I 701 metri di altitudine della città si misurano proprio alle pendici del monte dal quale domina il Castello, qualche decina di metri più in alto.  La storia ne attribuisce le origini a poco dopo l’anno Mille, anche se il ritrovamento di mura ciclopiche certifica un presidio di epoca sannita alla sommità del colle.
Porta il nome di Nicola Monforte che lo restaurò nel 1588, dopo il terremoto di un paio di anni prima
Ha attraversato secolo, prima di essere adibito a sacrario militare e ad ospitare per anni la stazione meteorologica dell’aeronautica.
Monumento nazionale, colpito anche dalle cannonate alleate nell’autunno del ’43, dovrà essere rimesso a nuovo in un’operazione di restauro sulla quale non sono mancate le polemiche. Sono stati gli architetti, attraverso il loro ordine professionale, a lamentare il mancato coinvolgimento nella progettazione del recupero. Una polemica stoppata sul nascere dal sindaco Gravina che ha invece replicato di aver allargato il dibattito a tutti. Ne discuterà il consiglio comunale a palazzo San Giorgio in una seduta dedicata per intero a questo argomento.
Un tema delicatissimo, proprio per la tipologia di intervento che verrà eseguito. Va aggiunto che ad avere bisogno di un restauro è anche la stessa collina, il percorso della Via Matris e il viale delle Rimembranze, con il filare dei pini dedicati ai caduti della prima Guerra Mondiale.
Un luogo di culto, di preghiera, ma anche una immagine d’insieme che non deve essere in alcun modo trasformata. Un rischio che la città corse nei primi anni ’50, quando il consiglio comunale dell’epoca prese in considerazione il progetto di abbattere parte delle case del borgo per costruire alloggi di edilizia popolare.

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