di Paolo Frascatore

Domani 5 novembre ricorre il trentatreesimo anniversario della morte di Benigno Zaccagnini.

Paolo Frascatore

La sua Ravenna lo ricorda con una Santa Messa alle 18,15 presso la Basilica di Santa Maria in Porto, la chiesa di fronte alla sua abitazione (in via di Roma 30) dove ha trascorso gli anni insieme alla sua famiglia.
L’evento, a distanza di molti anni, è per me motivo di riflessione pubblica per non lasciare ai soli pensieri di chi scrive quella straordinaria forza morale e reale che Zaccagnini sapeva imprimere soprattutto ai più giovani.
Avendolo conosciuto (solo per ragioni anagrafiche) negli ultimi anni della sua esistenza, ho sentito forte il desiderio di essere anche io a Ravenna, nella sua città così carica di storia democratica ed antifascista.
Ne vale la pena soprattutto per riflettere, alla luce dei suoi insegnamenti, sul momento politico presente, su quella moralità ed eticità pubblica e privata sulle quali egli aveva sempre fondato il suo impegno civile nell’ottica dei valori cristiani.
Già i valori cristiani! Oggi sembra che quando ci si riferisce a tutto ciò si è fuori dalla storia, fuori da questa realtà politica (in verità inconcludente e spregiudicata) tutta centrata sulla mera corsa ad esercitare il potere.
Ma il potere (ci ricorda ancora oggi Zaccagnini) è fine a sé stesso se non incanalato lungo gli argini della morale e (perché no) sugli insegnamenti della dottrina cristiana tradotti laicamente nell’impegno civile quotidiano.
Viviamo stancamente questa fase della storia e della conseguente azione politica come se gli ideali del Novecento fossero da noi distanti un secolo, come se la politica a livello mondiale incarni quel desiderio della forza e della supremazia di un popolo su un altro popolo, espressione di una economia malsana che fa delle armi e del conseguente profitto economico di pochi magnati, il motivo sostanziale dei governi e delle nazioni progredite.
Ed in tutto questo circolo vizioso occorre avere forza e coraggio. Quella forza e quel coraggio che proprio Benigno Zaccagnini sapeva trasmettere con i suoi discorsi e con il suo stile di vita.
Zaccagnini è ancora qui a ricordarci che la politica è servizio disinteressato; che ha senso se sa valorizzare la persona umana singola ed associata; se sa anteporre agli interessi particolari e personali quelli della società nel suo complesso.
Rispetto a tutto questo e, soprattutto, guardando le vicende delle recenti elezioni politiche sui vari schieramenti in campo, il monito di Zaccagnini risuona forte nelle coscienze limpide che non hanno mai smesso di sforzarsi per incarnare il suo esempio politico e religioso.
Ma non si può non rilevare un dato estremamente preoccupante e che riguarda quello che resta del Partito Democratico e del cosiddetto centrosinistra: che esempio si da quando i capi e capetti oltre a scegliersi collegi sicuri, pretendono anche candidature sicure per i propri familiari?
Zaccagnini nella sua oltre quarantennale vita politica partitica e parlamentare non solo non ha mai coinvolto i suoi familiari, ma soprattutto non ha mai fatto pesare il suo ruolo per favorire professionalmente uno dei suoi figli.
Occorrerebbe imparare da quest’uomo che a distanza di tanti anni oggi viene a riproporci quella politica nuova, vera, viva, fascinosa per spendere il proprio tempo e le proprie capacità ideali e politiche in funzione di chi ha bisogno.
La politica come morale. È questo uno dei grandi insegnamenti che ci ha lasciato Zac e per il quale vale ancora la pensa impegnarsi in questa politica da rifondare e da riscoprire.

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