Di ANGELO PERSICHILLI
Ignazio Larussa sta al fascismo come molti esponenti del Partito Democratico stanno all’ex Partito Comunista. Se adottiamo la logica che tutti coloro che hanno avuto contatti col fascismo del Movimento Sociale debbano essere emarginati politicamente, lo stesso deve valere per coloro che hanno militato nel Partito Comunista filostalinista di Palmiro Togliatti. Perché, non mi stancherò mai di ricordarlo, fascismo e comunismo sono due facce della stessa medaglia. Sono ideologie antidemocratiche, brutali e che non hanno mai avuto rispetto per la libertà e i diritti umani non solo degli oppositori, ma anche dei loro sostenitori se solo sfiorati da qualche sospetto. Personalmente, a parte qualche eccezione, sono contrario a questa logica basata sul rispetto nostalgico oppure odio cieco di ideologie politiche, di qualsiasi colore, che ormai, e per fortuna, almeno in Italia, hanno fatto il loro tempo.
In una democrazia, e l’Italia è un Paese democratico, si devono rispettare le scelte fatte liberamente dall’elettorato. Questo non significa che si debba accettare tutto ciò che i vincitori eletti democraticamente fanno, tutt’altro. Bisogna invece controllare, proporre con forza le proprie idee alternative e denunciare eventuali irregolarità di chi sta al governo. Questo è il senso della democrazia, qualsiasi altra interpretazione ha un nome diverso.
Non so come sarà il governo di Giorgia Meloni e non so se condividerò le sue scelte; di certo le rispetterò e ognuno agirà di conseguenza al momento della prossima elezione. Per ora bisogna rispettare la decisione del popolo, che le ha dato la maggioranza dei voti, e bisogna accettare la decisione del Presidente Mattarella di affidarle il compito di formare il prossimo governo. Come sarà lo vedremo fra qualche mese. Nel frattempo, posso solo dire che il modo in cui ha messo al suo posto Silvio Berlusconi in Parlamento, davanti a tutti e di fronte alle telecamere, mi è piaciuto e, per ora, mi basta: Meloni 1 – Berlusconi 0.
La stella a cinque punte alla Garbatella nella migliore delle ipotesi è uno dei graffiti rimasti dall’epoca in cui nella zona giravano la serie televisiva dei “I Cesaroni”, anche se non bisogna dimenticare, come si dice spesso, che la madre degli imbecilli è sempre incinta.
Un’ultima osservazione. Mi avrebbe fatto piacere vedere uno de molisani eletti nella nuova compagine governativa. Il sen. Claudio Lotito sarebbe stato più che qualificato, soprattutto se paragonato ad alcuni suoi predecessori, ad altri membri del governo presente e di quelli del passato. Ma in politica, purtroppo, le qualità non sono condizioni né necessarie, né sufficienti. Certo, le caratteristiche politiche e sportive di Lotito sono troppo simili a quelle del suo leader rossonero e, considerando l’aria che tira nella maggioranza, non depongono a suo favore. Tra l’altro, ho letto da qualche parte che la Meloni ha sempre tifato per la Roma e solo il resto della famiglia tifa per la Lazio. Per Lotito quindi le cose non si mettono molto bene anche se la politica è, come si dice, l’arte di far diventare possibile l’impossibile…ma, purtroppo, anche l’arte di trasformare l’utile in inutile.
Siamo comunque solo al fischio di inizio, la partita è ancora lunga e la panchina di Lotito potrebbe essere di breve durata, anche perché lui sa come barcamenarsi negli ambienti romani e non è abituato a stare in piccionaia, né all’Olimpico né in Parlamento.
E poi c’è Lorenzo Cesa che, a differenza di Lotito, ha un partito tutto suo ma, purtroppo, sono in pochi ad essersene accorti. Comunque, la partita è appena iniziata e per entrambi i rappresentanti molisani si spera in un secondo tempo più aggressivo. Dunque, forza Cesa, forza Lotito e, sempre e comunque, forza Roma.

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