Campobasso è letteralmente attonita rispetto alla conferma dell’esclusione dalla Lega Pro, la quinta ed ultima. Non ci sono altri organi a cui potersi appellare. E’ stata una stagione estiva caratterizzata esclusivamente da ricorsi e tribunali e da una guerra senza quartiere tra la società rossoblu e la Figc. Ieri l’ultimo atto che scrive la parola fine. Gesuè e De Francesco hanno determinato la figura barbina che la città di Campobasso ha fatto sul territorio nazionale a livello calcistico. Una storia interrotta dopo un solo anno a cui segue un grosso punto interrogativo sul futuro. Il tutto con i due reggenti rossoblu che hanno ancora in mano la liquidità degli abbonamenti sottoscritti già nel mese di maggio. Una storia davvero singolare, per non dire unica su tutto il territorio nazionale. Qualche ora dopo la conferma dell’esclusione del Campobasso ad opera del consiglio di stato, è giunto lo svincolo d’autorità per tutti i tesserati del Campobasso alcuni dei quali, o forse la gran parte, aveva già degli accordi orali con altre società nel momento chiave della crisi rossoblu risalente al mese di luglio. Dopo lo svincolo d’autorità, è ripreso il film dei saluti accorati dei calciatori alla piazza già visto forse altre due volte nel corso dell’estate molto poco calcistica. Pensando al futuro, la situazione resta davvero molto tesa e con poche vie d’uscita apparenti. La manifestazione di interesse promossa dal comune non ha fatto registrare alcuna richiesta reale.
La stessa applicazione dell’articolo 52 comma 10 delle noif per la società attuale potrebbe essere anche di non facile applicazione. Alla Figc compete la parola ultima, cioè la facoltà di ammettere in sovrannumero una società nel campionato di quarta serie. La guerra anche legittima fatta da Gesuè alla Figc non pone il patron rossoblu di buon occhio rispetto al palazzo.

Dalmazzi

Situazione diversa a Teramo, altra società esclusa dai pro. Ieri il comune della città abruzzese ha diffuso una nota con cui ha affermato di aver già espresso una valutazione di accreditamento, largamente positiva, circa il progetto della nuova SSD Città di Teramo a cui hanno contribuito circa quaranta imprenditori teramani di sicura affidabilità”. Insomma, Teramo si era già portata avanti creando un’altra società che ora sarebbe pronta ad essere ammessa in sovrannumero in serie D grazie al contributo di un gruppo di operatori teramani. Probabilmente in Molise la pronuncia di Barra Caracciolo risalente al quattro agosto ha prestato una serie di certezze e di illazioni che si sono disgregate ieri.
Campobasso si è risvegliata anche stamattina da quello che è un vero incubo calcistico, ma è pure l’ennesima replica di un film visto tante volte. Un soggetto che viene nel capoluogo sbandierando un progetto, vincendo sì un campionato, ma poi caduto su una buccia di banana dopo un solo anno di serie C. La storia si ripete nel male in una piazza purtroppo disastrata da una serie di pseudo imprenditori sbagliati.
Una riflessione non può non essere fatta anche su un problema di comunicazione che si è sviluppato negli ultimi giorni. I social alimentano speranze, illusioni salvo poi scontrarsi con una realtà che deve essere costruita solo da sentenze di ben cinque organi diversi. Quando si tratta di organi giurisdizionali o di dibattimenti a poco possono valere le sensazioni o i pareri sparsi su una piattaforma. Contano solo le sentenze che, supportate da motivazioni, hanno dato torto al Campobasso per cinque volte consecutive.

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