Una corsa contro il tempo con scadenze che non sono mancate neanche a Ferragosto. Le prime elezioni estive della storia repubblicana costringono i partiti a cancellare le ferie, a indire riunioni e segreterie senza soluzione di continuita’ e, soprattutto, a dover correre per la presentazione delle liste. Il timing di questo sprint sotto il solleone e’ scadenzato minuziosamente dalle leggi e non permette distrazioni. Non era mai successo dal 1948 ad oggi che gli italiani fossero chiamati a votare nella seconda meta’ dell’anno. Quindi, campagna elettorale in pantaloncini e sotto l’ombrellone anche se in realta’ si partira’ ufficialmente solo un mese prima del voto cioe’ il 27 agosto. Si e’ partiti il 27 luglio, quando il Ministero dell’Interno ha fatto pervenire a quello degli Esteri gli elenchi aggiornati degli elettori all’estero. Infatti i nostri concittadini all’estero devono essere messi in grado di votare con un certo anticipo: la legge stabilisce che tale passaggio debba essere compiuto entro il 60esimo giorno prima del voto. Piccola pausa e qui si passa alle note dolenti: l’impegno di Ferragosto. Superata la presentazione dei simboli al Viminale che è avvenuta a ridosso di Ferragosto si passa ora alla fase più importante, la presentazione delle liste che avverrà domenica e lunedì prossimi, e cioè il 35esimo e il 34esimo giorno antecedente il voto. I nomi dei candidati a livello locale devono essere depositati nell’ ufficio centrale elettorale appositamente costituito in Corte d’Appello a Campobasso e che sarà aperto in entrambe le giornate dalle 8 alle 20. A conti fatti dunque restano appena 4 giorni per definire ogni cosa.

Neanche il tempo di un ultimo bagno e poi si parte ufficialmente: si apre per legge la campagna elettorale. Il 27 agosto, cioe’ trenta giorni al voto. Inizia quella che un tempo era definita la “propaganda elettorale”, cioe’ il mese durante il quale e’ consentita l’affissione dei manifesti elettorali. 15 giorni prima del voto scatta lo stop alla diffusione dei sondaggi. Quindi arriviamo al fatidico giorno della chiamata alle urne. Domenica 25 settembre per tutta la giornata. E non finisce qui. La Costituzione prescrive che la prima riunione delle nuove Camere deve avere luogo “non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni“, e quindi la data massima cade il 15 ottobre. fino allora rimane in carica il vecchio Parlamento. Discorso a parte sarà la formazione del nuovo governo. Potrebbe anche questa volta essere un compito non facile. L’ultima volta per dare alla luce il governo giallo-verde il presidente Sergio Mattarella sudo’ sette camice e ci vollero quasi tre mesi di tempo.

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