Se fosse un film del genere giallo, potremmo chiamarlo “Trame romane”, come quei film poliziotteschi tanto in voga negli anni ’70. Sta di fatto che l’ordito e la trama su collegi e candidature si sta componendo e che quello che al momento appare come un groviglio di nodi sul retro di un tappeto, presto rivelerà il suo disegno. Più passano le ore che separano partiti e movimenti dal prossimo 21 agosto, data stabilita per la presentazione delle candidature, più appare chiaro il gioco romano. Calare dall’alto in Molise (come in altre parti d’Italia) nomi appartenenti alle oligarchie di ciascun partito. Nel caso nostro, questo è il gioco che sta facendo il centrodestra, essendo il Molise tutto colorato d’azzurro con la possibilità quindi di fare il classico cappotto col pienone dei seggi. Quattro in tutto e, in particolare, i due al maggioritario per camera e senato che farebbero da rifugio a dirigenti nazionali catapultati dall’alto. Per tagliare corto, i vari nomi che circolano da giorni: Di Sandro, Tartaglione, Marone, Lancellotta e via dicendo, sarebbero tutti destinati a candidature nel proporzionale dove la corsa dovranno farla con le proprie gambe e quindi dimostrare la propria forza senza beneficiare dell’effetto traino della coalizione. Lo scenario è questo, a valere per tutti,inclusa la novità del presidente del Consiglio regionale, Salvatore Micone, che correrà col raggruppamento centrista di “Noi Moderati” che comprende UDC, Cambiamo di Toti, Noi con l’Italia di Lupi e Coraggio Italia del sindaco di Venezia, Brugnaro.

Se a Roma tramano, in Molise tremano, soprattutto coloro che sentivano già in tasca il biglietto per la Capitale. I malumori per candidati calati dall’alto, oppure per candidati locali scelti dall’alto ma privi di un reale radicamento regionale, si fanno sempre più forti. Al momento sono rombi di tuono ma presto potrebbero diventare saette in mezzo al cielo. La colonizzazione romana non piace a nessuno e il rischio di un 8 settembre politico con truppe allo sbando è dietro l’angolo.

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