Riceviamo e pubblichiamo una nota inviata in redazione da Alessandra, Annalisa e Nicola Tannòo

“Nostra madre M.C. ha 76 anni ed è affetta da un glioblastoma multiforme (una forma di tumore al cervello aggressiva) che in pochi mesi le ha tolto tutto: parte della vista, la capacità di orientamento e poi anche la lucidità, la propria indipendenza e in generale il piacere di vivere.

Giovedì 28 luglio l’equipe medica dell’Ospedale Gemelli di Campobasso ha deciso di sospendere la radioterapia e la chemioterapia e le è stato prescritto un ciclo di iniezioni da iniziare il prima possibile allo scopo di stimolare la riproduzione dei globuli bianchi. È stato escluso il ricovero in oncologia. Nonostante i numerosi tentativi, non è stato possibile entrare in possesso del farmaco nel corso dell’intero pomeriggio e poiché lo studio del medico di base era chiuso, l’ufficio della ASL che avrebbe dovuto approvare il piano terapeutico era chiuso, la farmacia era impossibilitata ad ordinare il farmaco senza avere il piano terapeutico timbrato e il Dipartimento di Oncologia del Gemelli impossibile da contattare telefonicamente, non abbiamo avuto altra scelta se non quella di portare mamma (il cui stato di salute stava deteriorandosi ora dopo ora) al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso.

Ci chiediamo come sia possibile prescrivere un farmaco urgente senza dare al paziente là possibilità di averlo a disposizione!

Lo stato di salute di mamma è andato ulteriormente deteriorandosi e ieri pomeriggio è stato necessario portarla nuovamente in Pronto Soccorso. Dopo aver saputo che ha contratto un’infezione ai polmoni, a distanza di circa 40 ore non abbiamo avuto più notizie di lei e del suo stato di salute. Non sappiamo se mamma è cosciente, se si sente sola, se ci cerca, se sta soffrendo e se ci sarà per lei un posto in reparto affinché i familiari possano visitarla.

Nostro padre di 83 anni e noi tre figli siamo molto provati per il fatto di non avere nessuna notizia di mamma da ieri.

Ad onore del vero abbiamo avuto alcune informazioni ufficiose da conoscenti che lavorano in ospedale. Ma ci chiediamo ancora se sia un Paese civile quello che obbliga una famiglia -che già sta soffrendo per ovvie cause- a chiedere favori personali allo scopo di conoscere lo stato di salute di un proprio caro trattenuto all’interno di un Pronto Soccorso da circa 40 ore!

I pazienti molisani hanno diritto a un trattamento decente e i familiari hanno quelli di essere informati sul loro stato di salute.”

Alessandra, Annalisa e Nicola Tanno

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