A distanza di qualche ora da quelle relative all’esclusione del Teramo, il Coni ha reso pubbliche le motivazioni che hanno riguardato la bocciatura del Campobasso. Il documento consta di dodici pagine e dopo una lunga ed approfondita premessa in cui vengono enucleate le ragioni su cui ha fondato il Campobasso il proprio ricorso al terzo grado di giustizia sportiva, si sofferma nelle spiegazioni.
Andando ad estrapolare alcuni punti focali che possano spiegare la mancata concessione delle licenze al Campobasso, ricaviamo qualche stralcio rilevante. Il Coni afferma che la disciplina sportiva speciale non prevede valutazioni flessibili che consentano di superare il difetto dei requisiti e non lascia spazio ad un sindacato di scusabilità di eventuali errori. Inoltre, aggiunge il collegio di garanzia, l’ammissione indebita di una società, in favore della quale si consenta una deroga in ordine ai tempi o ai contenuti dei requisiti formali, si risolverebbe in un pregiudizio per le altre società interessate. Il Coni sottolinea, altresì, che il termine per essere in regola con gli adempimenti fiscali è il 22 giugno 2022 in ragione dell’articolo 15 del nuovo manuale del rilascio delle licenze nazionali. Il collegio aggiunge testualmente che “atteso che la partecipazione indebita di una squadra finisce inevitabilmente per penalizzare un’altra società. La perentorietà del termine si giustifica con riferimento all’esigenza che non si determini la compressione dei diritti e degli interessi dei terzi controinteressati.” Sempre a proposito della perentorietà dei termini, il Coni specifica che, trattandosi di una procedura di tipo ammissivo, regolato da una lex specialis( quella sportiva), i termini perentori non possono essere superati per alcun motivo perché è necessario garantire sia la par condicio fra gli aspiranti all’ammissione sia la puntuale formazione degli organici. Rimane la grave svista della società rossoblu che ha poi deciso di versare una cifra all’erario a copertura parziale del debito iva.

il legale Di Cintio

A questo proposito leggiamo un passaggio redatto dal Coni: entro il termine perentorio essa ha unicamente corrisposto due delle rate dovute (ottobre e novembre 2020), secondo un proprio piano di rateazioni autonomamente concepito, senza alcuna previa autorizzazione da parte dell’Agenzia dell’entrate o accordo con quest’ultima. Come osservato dalla resistente(cioè dalla figc), se si considerasse un soggetto in regola con le imposte “sul solo presupposto che ha posto in essere una rateazione spontanea”, “tutte le società di calcio professionistiche avrebbero potuto non assolvere il pagamento dei tributi e ottenere comunque l’ammissione al campionato in ragione di una rateazione spontanea e non autorizzata dal relativo ente”. Queste constatazioni del collegio di garanzia del Coni somigliano molto da vicino a quelle della Covisoc parlava di versamento del Campobasso fatto in via autonoma.
Il Coni ha reso pubblico anche l’importo del debito del Campobasso verso l’erario, una somma che supera di poco i 94.000 euro. Dopo aver appreso le motivazioni del collegio di garanzia del Coni, la società intende continuare la propria battaglia legale. Il ricorso al tar del Lazio è stato depositato nella tarda mattinata di oggi dal legale Di Cintio con richiesta di provvedimento monocratico, cioè in assenza dell’altra parte, la federazione gioco calcio. Il Campobasso punta ad ottenere la sospensiva della decisione del Coni con conseguente riammissione al campionato di serie C. I giorni rimangono caldi, ore nelle quali si decide il destino della società rossoblu. Sempre ieri il Coni ha diffuso un documento in cui ha annunciato di voler adire le vie legali nei confronti del patron del Campobasso per alcune dichiarazioni a mezzo stampa che sarebbero state lesive dell’immagine dello stesso vertice del Coni, Giovanni Malagò.

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