La presa in giro di Mario Gesue e di Raffaele De Francesco a Campobasso ed al Molise si è concretizzata alle ore 18.30 di lunedì pomeriggio. Il Collegio di Garanzia del Coni ha rigettato il ricorso e ha condannato la società alle spese legali, mentre al Teramo sono state compensate, il che è tutto dire. La Lega Pro è durata appena un anno, il Campobasso è fuori dal calcio professionistico e il futuro ha delle previsioni abbastanza negative. Difficile ipotizzare una prosecuzione dell’attività di questa società, considerate le difficoltà debitorie (agenzia delle entrate) ed un iter non semplice da affrontare per l’iscrizione in serie D. Il Tar del Lazio dovrebbe esprimersi i primi di agosto, un passaggio formale con una casistica di successi pressoché nulla nel recente passato. Senza considerare che la piazza chiede a gran voce l’uscita di scena di questi due personaggi, ormai invisi a tutti. Gesuè e De Francesco sono chiamati a metterci la faccia, dopo due mesi di post su facebook, prim’ancora la conferenza stampa di addio di Cudini, dove Gesuè dichiarò di voler alzare l’asticella, in seguito il silenzio assoluto, se non post stucchevoli e lontani, lontanissimi da una realtà diversa che abbiamo raccontato in questi giorni. Senza considerare il post pubblicato in merito all’avvio del ritiro pre-stagionale della squadra, inizio dei lavori previsto nella giornata di oggi, sempre secondo le idee dei reggenti della società. Nella sostanza i giocatori e lo staff tecnico sono a casa, in attesa dello svincolo automatico che dovrebbe arrivare a giorni.

“Non abbiamo dubbi, ne usciremo insieme, più forti e pronti a tornare ad abbracciarci quanto prima per i gol del Campobasso e a discutere di calcio giocato e non di questioni tributarie”, riportiamo qui le parole scritte su Facebook qualche giorno fa. Il social l’unica finestra di confronto, una finestra inesistente offuscata da una mancanza di carattere che ci auguriamo possa affiorare nei prossimi giorni. Bello ottenere il sostegno della piazza con gli abbonamenti, bello intascare i soldi e prendere in giro gli appassionati che con il cuore e il portafoglio hanno dato fiducia. Ora chiediamo un atto da uomini, presentarsi al cospetto della stampa, della piazza e dei tifosi e poi andare via senza se e senza ma. Ragionare sui conti della società nell’ultimo anno è facile, darsi una risposta è altrettanto facile. Squadra e stipendi al minimo, spese ridottissime, basti pensare che Cudini e i suoi spesso hanno viaggiato nello stesso giorno della gara senza pernotto, a fronte di: minutaggio, sembra oltre 400 mila euro dalla Lega, sponsorizzazioni, altro capitale importante, introiti dal botteghino e dagli abbonamenti, cessioni come quelle di Tenkorang e Rossetti. Insomma, capiamo che i conti non tornano e non è difficile fare uno più uno.

La fede, l’amore, i colori sono stati calpestati nel modo peggiore possibile. La tifoseria rossoblu ha in programma un corteo per manifestare il proprio dissapore, già ieri sera alcuni sostenitori si sono radunati nei pressi della sede della società senza avere alcun riscontro dalla controparte. Dispiace dover prendere atto di tutto questo, dispiace aver fatto una figura magra in tutta la nazione, dispiace uscire di scena in questo modo.

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