La novità più evidente è che il linguaggio della politica è tornato quello della prima Repubblica: verifica politica, rimpasto, Aventino. Proprio la secessione sul colle romano, voluta dai socialisti che protestavano contro il governo Mussolini per il delitto Matteotti, è stata la scelta dei Cinque stelle, il movimento cioè che più d ogni altro voleva e predicava il linguaggio dell’antipolitica.
La liturgia parlamentare prevede tempi e passaggi precisi, come quello di Draghi al Quirinale. Poi la politica riannoda i fili.
Il governo è passato indenne dalla fiducia in Senato, ma il risultato più evidente è l’impraticabilità di un’intesa politica tra Cinque stelle e Pd. Dunque, ipotesi di Campo Largo sempre più remota e anche a livello locale il centrosinistra sembra destinato a tornare al via, come al gioco dell’oca.
In Molise, tutti Contiani i grillini che sono nei posti che contano, il dialogo con il Pd sembrava ben avviato. Ma ora la crisi di governo rimette tutto in discussione e l’effetto del dietro front del Movimento al governo Draghi potrebbe essere quello della miccia sulla polvere da sparo.
Nel centrodestra, Toma ha ribadito la sua volontà ad essere della partita e continua a non nascondere la voglia di provare un secondo giro. Ma anche in questo campo, quelli che remano contro sono proprio quelli più a contatto di gomito. A dare il quadro d’insieme è sempre ciò che accade a livello nazionale, dove Forza Italia non guarda di buon occhio alle elezioni anticipate, nemmeno davanti alla concreta possibilità di un centrodestra vincente. Sia Salvini che Berlusconi non digeriscono l’idea di dare a Giorgia Meloni le redini del governo. Dunque, tutto è ancora possibile e anche il contrario, come sanno quelli che comandano la quadriglia e ordinano all’improvviso di cambiare direzione.

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