Se fosse la posta di un rosario, quello della lega in Molise sarebbe di certo un mistero doloroso. Un rapporto con l’attuale presidente della regione che è stato sempre molto difficile, a partire dalla scelta di inserire in Giunta l’allora coordinatore regionale del Carroccio, l’esterno Luigi Mazzuto, e provocare lo strappo delle elette Romagnuolo e Calenda, sino alla repentina estromissione dell’attuale commissario di Salvini in Molise, Michele Marone.

E’ proprio Marone a fare il punto sull’attuale quadro politico, partendo da quella che per la Lega è una condizione al momento imprescindibile: il cambio di guida al vertice della Regione. Ribadisco un concetto – dice – per noi della Lega Toma non può essere più ricandidato perché oggi non rappresenta più la maggioranza dei molisani. Il riferimento è alla primavera 2018 quando Toma ricevette il sostegno convinto dei molisani, battendo i favoritissimi 5 Stelle.

A decidere le caselle ai vertici delle regioni sarà il centrodestra romano – prosegue Marone – lasciando poi al territorio la decisione sui nomi. Verosimile – continua il proconsole di Salvini – che il Molise vada a Forza Italia nel corso del riparto nazionale che vedrà assegnare alla Lega la Lombardia e il Lazio a Fratelli d’Italia.

Se così fosse – dice ancora Marone – a noi andrebbe bene ma ci opporremo al nome di Toma. D’altra parte – continua il commissario – questa al momento è anche la posizione di Salvini.

Insomma, il mistero doloroso prosegue e di questo passo c’è da immaginare che passata l’estate, e superate le elezioni regionali siciliane, banco di prova per il centrodestra, in autunno si aprirà una vera e propria resa dei conti.

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