di Paolo Frascatore

Con l’approssimarsi dell’estate, finito il mini turno delle amministrative, la politica regionale scalda i motori in vista del grande appuntamento del 2023 (elezioni politiche ed elezioni regionali).
Ed allora tutti in pista, o quasi, per un posto al sole nel panorama politico nababbo di questa regione; argomenti vecchi e nuovi iniziano a venire fuori insieme ad una sorta di impaziente movimentismo fatto anche di piccoli premi (o riconoscimenti) che, in questi giorni caldi di giugno, qualcuno ha pensato bene di mettere in campo per tentare di assicurarsi la rielezione a Palazzo D’Aimmo.

Paolo Frascatore

Ricchi premi e cotillon, verrebbe da dire se si guarda a questa politica nostrana, sempre più piccola ed insignificante, sempre più legata agli umori delle varie categorie sociali che ad una visione programmatica di sviluppo vero del Molise.

Iniziative, incontri, pacche sulle spalle, feste e sagre che riprendono dopo due anni di chiusura forzata, rappresentano l’humus e il substrato culturale della classe politica molisana sempre più distante dai problemi sociali veri, sempre più incurante del distacco tra società civile ed istituzioni, tra politica e rappresentanza che trova il culmine proprio nel mini turno elettorale del 12 giugno scorso, ossia nel basso tasso di popolazione che si è recata al voto (se non in rarissimi casi localistici che non fanno testo).

Ed in questa situazione che è sempre più grave per il nostro Molise, con il depauperamento di un territorio e di una popolazione che non trova sbocchi in una realtà dalle innumerevoli potenzialità (non solo paesaggistiche, archeologiche ed agroalimentari), le iniziative politiche che iniziano e si susseguono in questi giorni sanno solo di personalismo, di riconferme o di nuove scalate, in definitiva del nulla in riferimento a programmi e prospettive di sviluppo.

Le due coalizioni segnano il passo, impantanate come sono nel cercare il volto nuovo da sottoporre al giudizio dei molisani, popolo loquace, ma né stupido, né tanto meno dimentico della inconsistenza di una classe dirigente che ormai si sovrappone e si “rinnova” da oltre dieci anni senza infamia e senza lode.
Ed allora, al di là degli ormai soliti centrodestra e centrosinistra, ecco spuntare iniziative civiche che tentano di sparigliare le carte, di mettere in crisi l’attuale classe dirigente dell’una e dell’altra parte, ma in funzione di che cosa?
I programmi latitano, i discorsi si incentrano solo ed esclusivamente sui nomi, come se un nome possa da solo garantire lo sviluppo di una regione, del suo territorio e della sua popolazione.
Non si tratta di essere né pessimisti, né riluttanti rispetto ad un possibile rinnovamento della classe politica regionale e parlamentare (soprattutto), ma di guardare in faccia alla realtà.
Iniziative politiche cosiddette “civiche” hanno sempre un respiro corto perché fuori da una visione legata alla politica nazionale, ma anche perché spesso espressione di un verticismo che è l’esatto contrario di una iniziativa dal basso dove il protagonismo appartiene ai cittadini ed ai territori.

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