
Le recenti dichiarazioni della capogruppo PD in regione, Micaela Fanelli, che ha parlato del Partito democratico come polo di attrazione in vista delle prossime elezioni regionali, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei rapporti con gli alleati del Movimento 5 Stelle. Senza citare lei, ma citando Giuseppe Conte, Greco ha mandato via Facebook un vero e proprio avvertimento al PD: “Il M5S – ha scritto – non è e non potrà essere una succursale del Partito democratico”. In Molise – ha aggiunto -abbiamo dimostrato con il costante e incessante impegno, che siamo in totale discontinuità col passato. Se qualcuno pensa di poter mancare di rispetto alla nostra storia e al lavoro che abbiamo svolto in opposizione – ha concluso – fa un gigantesco errore di valutazione. Mettiamo al centro i temi e i migliori tutori di quei temi, a partire dalla Sanità pubblica e di qualità”. Un discorso, quello di Greco, che è tutto racchiuso in quel sostantivo femminile, “discontinuità”, che tradotto dal vocabolario politico sta a significare due cose: stop alle ambizioni del PD per la guida della Regione e stop ai due candidature che tra i democratici partono in prima fila: quella della capogruppo Fanelli e quella del segretario Facciolla. A pesare sulle loro spalle è un carico da undici, ovvero la passata legislatura regionale nel corso della quale il PD era al governo e i 5 Stelle all’opposizione. Discontinuità, nel vocabolario dei sinonimi e dei contrari della Regione Molise, è sinonimo di Paolo di Laura Frattura. Nessuna continuità con chi ha incarnato quella stagione, questo il pensiero dei 5 Stelle. Va ricordato, infatti, che all’epoca Fanelli era segretario del partito e Facciolla assessore e vice presidente della Giunta. Dopo quello di destra, si scompone il quadro anche a sinistra. Se fossero dei pittori, in regione sarebbero dei cubisti alla Picasso, autori di tele che solo loro comprendono.



