di Manuela Petescia*

È un lavoro di grande coraggio e di grande pregio quello di Adele Fraracci, La filosofia è donna e cosmopolita, edito da Paguro.

Di grande coraggio perché parlare nella nostra epoca di princìpi costituzionali, passione civile e questione morale è obiettivamente difficile, in un contesto dove ogni cosa sembra rispondere a criteri di individualismo, opportunità o convenienza economica.
Di grande pregio perché con una prosa originale e creativa, solenne e semplice allo stesso tempo, Adele Fraracci ci porta a passeggio nello spazio e nel tempo tra i grandi pensatori della storia e lo fa con la leggerezza di un fiore: «qui è la rosa, qui danza».

Il viaggio parte dalla culla della filosofia, le colonie dell’antica Grecia, e visita gli uomini e le donne che hanno lasciato una traccia nella storia senza alcuna forma di sudditanza né per la cronologia né per la loro appartenenza geografica, così che Talete, Kant, Voltaire, Beccaria o Karl Popper siedono allo stesso tavolo e scrivono le carte costituzionali dei popoli.

E si ritorna in Grecia, alla fine, in un tempo circolare proprio come il nostro pianeta, perché nell’universo delle grandi idee non esiste una linea temporale ascendente e progressiva, l’era posteriore non colleziona più medaglie di quella precedente: ci sono solo i filosofi del mondo, coloro che hanno inciso e possono ancora incidere sulla storia degli uomini, coloro che hanno insegnato e ci insegnano la cittadinanza democratica, la solidarietà, la giustizia e la pace, valori universali, eterni e cosmopoliti. E che appartengano al VI secolo avanti Cristo, questi filosofi, o al millennio contemporaneo non fa differenza, «qui è la rosa, qui danza».

La filosofia non è una disciplina elitaria, fine a sé stessa, o tantomeno inutile: abbandonare i suoi insegnamenti significa arrendersi all’indifferenza e procedere nei luoghi e nella storia come massa informe, ignara e inconsapevole, priva di un pensiero critico, preda di slogan elettorali e di menzogne politiche e mediatiche, incapace di distinguere il bene dal male, incapace di scegliere.

In nome dell’indifferenza, scrive l’autrice, si diventa anelli di un ingranaggio mostruoso e disumano, il peso morto della storia che tuttavia opera potentemente nella storia, quel popolo che Gramsci ripudiò nei suoi Quaderni: perché autorizza e giustifica tutto.
Abdicare al proprio ruolo per ipocrisia o per quieto vivere vanifica anche le migliori conquiste dell’umanità, e può trasformare in pezzi di carta anche la Costituzione con i suoi magnifici princìpi, che diventano sogni o promesse mancate: è l’impegno civile a impedire che tutto si offra, si venda o si scambi in un immenso e arido supermercato dell’esistenza.
Ed ecco allora che la filosofia è utile e pratica, concreta e salvifica: è la cassetta degli attrezzi da possedere, conclude Adele Fraracci, per conoscere il passato, riconoscersi nel presente e scegliere la direzione del futuro.
La filosofia, alla fine, è etica e politica, ciò che fa di noi cittadini consapevoli, cittadini del mondo.

*direttore Telemolise

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