La marineria si ferma un’altra settimana.

L’avevano annunciato nell’ultima riunione di poche settimane fa a Pescara: se entro 15 giorni il Governo non avesse dato risposte alle richieste avanzate dalla marineria a causa del caro gasolio che sta mettendo in ginocchio l’intero settore, lo stato di agitazione sarebbe continuato.

I 15 giorni sono trascorsi ma dal Governo nazionale tutto tace.

Imporre un tetto massimo per il costo del gasolio di 50 cent, un fermo biologico facoltativo d’emergenza, attivare subito la cassa integrazione straordinaria e retroattiva il blocco dei mutui di un anno per armatori e marittimi, queste le richieste che la marineria aveva avanzato per far fronte al caro gasolio che sta mettendo in ginocchio un settore, già messo a dura prova a causa della pandemia

Gli stipendi dei dipendenti sono a rischio ma a pagarne le conseguenze è tutta la filiera ittica, si teme che nel periodo estivo non si potrà garantire la fornitura di pesce.

In ballo c’è il destino di interi nuclei familiari che rischiano di rimanere senza lavoro, solo per la marineria termolese si parla di circa 240 famiglie.

Lunedì un armatore, una delegazione e le organizzazioni di categoria andranno a Roma per parlare con il Ministro: non si può più aspettare, il settore della pesca vuole risposte immediate.

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