Era il 13 ottobre scorso. Esattamente sei mesi fa Mario Miozzi veniva trovato senza vita all’interno della sua abitazione nel centro storico di Toro dove viveva da solo. Sei mesi dopo, la sua morte resta ancora avvolta dal mistero. Un mese fa il medico legale Pietrantonio Ricci ha depositato in Procura a Campobasso l’esito dell’autopsia eseguita sul corpo dell’uomo, si attendono ora la decisioni della magistratura che sull’episodio ha aperto una indagine per omicidio preterintenzionale e ha scritto sul registro degli indagati il nome di una persona che la sera prima del ritrovamento del corpo senza vita era stata nello stesso bar frequentato da Miozzi. Ci fu una lite, si parlò di uno spintone e di un caduta dell’uomo che poì tornò a casa dove morì poco più tardi senza essere soccorso. Sei mesi dopo i familiari chiedono che sull’accaduto venga fatta piena luce. La nipote del 63enne, Amalia Miozzi, stamattina ha lanciato un appello. “Da quel giorno – sono le sue parole – non riesco a darmi risposte. Ora chiedo solo la verità. Non giudico, non condanno, non mi compete: sono pronta a perdonare ma voglio la verità, non atteggiamenti di sfida e sguardi minacciosi”. Gli interrogativi restano tanti: Mario Miozzi morì per le botte ricevute o per un malore non dipendente dalla lite nel bar? Se qualcuno avesse avvisato dell’accaduto i parenti l’uomo poteva essere soccorso e salvato? Sarà l’inchiesta della Procura ha dare le risposte e ad accertare le responsabilità.

 

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