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Donald Trump, Sauli Niinisto. President Donald Trump speaks during a meeting with Finnish President Sauli Niinisto in the Oval Office of the White House, in Washington
Trump, Washington, USA – 02 Oct 2019

di Angelo Persichilli
Dopo la presidenza di Donald Trump si era convinti, o almeno si sperava, che gli imbarazzi per gli Stati Uniti d’America fossero finiti o almeno ridimensionati. Gli eventi degli ultimi giorni invece hanno confermato il contrario e, sotto certi aspetti, anche peggiorati.
La conferma giunge non solo dal settore politico americano, ma anche da quello dello spettacolo, dal tempio mondiale del mondo della celluloide, da Hollywood e gli Oscar.
Cominciamo dal presidente americano. Il patetico discorso di Joe Biden in Polonia è stato un imbarazzo sia per il contenuto, sia per la sua forma. Il responsabile della maggiore potenza militare mondiale parlava degli eventi in Ucraina quasi con le lacrime agli occhi. Questo, a prima vista, non sembra un elemento negativo in quanto mette in risalto la personalità di un individuo emotivo e sensibile. Queste qualità sono comunque positive per la stragrande maggioranza delle persone, ma non per un individuo, appunto il presidente degli Stati Uniti, che ha la responsabilità di gestire situazioni ed eventi importanti e pericolosi, come quello, ad esempio, di premere un bottone per sganciare una bomba atomica. Sono queste qualità pericolose per una persona che non riesce a gestire emozioni, come rabbia e pietà, lasciandosi inoltre sfuggire parole che potrebbero provocare la Terza Guerra Mondiale. Fare paragoni col suo predecessore Trump mi sembra inopportuno in quanto qualcuno potrebbe, sbagliando, interpretarli come una rivalutazione della politica di Donald Trump. Ma comunque deve essere detto che mentre la politica dell’ex presidente, in larga parte da non condividere soprattutto nei suoi aspetti più folcloristici, era a volte incosciente ma sempre calcolata e non frutto di emozioni o inesperienza. Quella di Biden è diversa, è emotiva, imprevedibile, quindi pericolosa oltre che imbarazzante. E l’imbarazzo crea perdita di credibilità e ciò è la peggiore cosa che possa succedere a un leader, soprattutto di una superpotenza mondiale. Non ricordo precedenti in cui un presidente francese, tra l’altro nemmeno lui, Macron, un’aquila di intelligenza in politica estera, si era permesso di bacchettare apertamente e duramente un presidente americano. Non era arrivato a tanto nemmeno Charles De Gaulle all’apice della sua arrogante popolarità. Eppure il ‘ragazzino’ Macron ha pubblicamente bacchettato il vecchiardo inquilino della Casa Bianca.
L’altro imbarazzo è clamorosamente arrivato dal tempo mondiale dello spettacolo, gli Oscar.
A parte qualche sagra di paese, non credo di avere assistito a qualcosa di così imbarazzante come l’aggressione fisica di un attore-spettatore al presentatore-cafone della serata.
Non sto a riportare i fatti che sono stati visti in diretta televisiva in mondovisione e non credo che ci sia nulla da aggiungere all’imbecillità del presentatore e alla sua battuta di cattivo gusto su una persona malata seduta in prima fila.
Quello che stupisce è come il presentatore della più importante serata del mondo dello spettacolo a livello mondiale, appunto gli Oscar, sia potuto scendere così in basso con le sue battute da bettola giù al porto, e come un attore famoso come Will Smith abbia potuto reagire con la stessa ‘classe’ di fronte alle telecamere che stavano trasmettendo al mondo.
Niente di truculento, sia ben chiaro, come anche le affermazioni di Biden non erano blasfeme: il problema è che Willy Smith ha agito nella notte sacra degli Oscar e le dichiarazioni su Putin, presidente della Russia, non sono state fatte da un Joe qualsiasi, ma da Joe Biden, presidente degli Stati Uniti.
Perché si tratta di eventi gravissimi? Perché se a parlare così è il presidente degli Stati Uniti e fare a botte è un famoso attore durante la serata degli Oscar, come ci possiamo poi lamentare per quello che fanno i nostri ragazzi?

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