Di Angelo Persichilli
Quando partii dall’Italia per venire a lavorare in Canada, collaboravo con IL TEMPO di Carlo Sardelli e lavoravo alla CISL di Peppino Lavalle. Per convincermi a rinunciare alla mia avventura canadese vennero a Castellino del Biferno, a casa dei miei genitori, quattro persone: l’allora segretario regionale della CISL Giuseppe Lavalle, il suo vice, il compianto Elio Marcaccio, l’allora sen. Osvaldo Di Lembo e l’avv. Vittorio Rizzi. Mia madre, nettamente contraria alla mia decisione di venire in Canada (allora si diceva emigrare), contava molto sul loro aiuto per convincermi a cambiare idea ma, come è ovvio, non ci riuscirono. Rimasi comunque sempre in contatto con loro ma, da questa settimana, con la scomparsa di Vittorio, è partito un altro pezzo della mia gioventù e attività politica nel Molise. Devo molto a tutte queste persone che mi hanno insegnato molto e mi sono sempre state vicine, anche quando ho creato loro qualche dispiacere politico.
Ricordo, tanto per fare un esempio, quando organizzai uno sciopero contro l’amministrazione comunale di Castellino, vicina al compianto on. Girolamo Lapenna, per via di alcune strutture fatiscenti. Insomma un dipendente della CISL lapenniana e fanfaniana, organizzava uno sciopero contro una amministrazione lapenniana e fanfaniana. Tra l’altro, il sindaco Giuseppe Persichilli non solo era lapenniano, quindi vicino alla CISL, ma anche una brava persona e mio parente con cui avevo ottimi rapporti.
Ma tutte queste sono considerazioni di secondaria importanza quando sei giovane, determinato e anche un po’, diciamolo, incosciente. I miei datori di lavoro cercarono, proprio attraverso la mediazione di Vittorio, di dissuadermi dal partecipare all’organizzazione e partecipazione allo sciopero, ma non ci riuscirono e io continuai a guidare la contestazione. Tra l’altro, come collaboratore de Il Tempo, scrissi numerosi articoli sulle manifestazioni castellinesi, i cortei in paese a anche a Campobasso di fronte alla Prefettura durante gli incontri con le autorità di allora. Ovviamente sorvolo sugli orribili conflitti di interesse in cui incoscientemente squazzavo essendo dipendente della CISL che organizzava contro una struttura vicina alla CISL e soprattutto come giornalista che scriveva su avvenimenti organizzati da lui stesso.
Ho riportato tutto questo per sottolineare il comportamento dei politici di una volta che, pur portando avanti una loro attività partitica, cercavano nello stesso tempo di essere rispettosi delle idee e libertà altrui. Infatti, non solo non fui licenziato, ma la mia posizione all’interno del sindacato migliorò e con essa la mia collaborazione con Vittorio Rizzi col quale sono rimasto sempre in contatto. Mi sono sentito con lui nel periodo di Natale per i tradizionali auguri.
La scomparsa di Vittorio giunge a distanza di poco tempo dalla scomparsa di altre due persone alle quali sono stato molto vicino prima della mia partenza per il Canada: l’ingegnere Giovanni Angiolini e Gino Di Bartolomeo. Il primo fu il mio professore di topografia al Leopoldo Pilla, Gino invece, sempre al Pilla, era un leader studentesco nello stesso periodo in cui frequentavo lo stesso istituto allora in Via Veneto.
La loro scomparsa toglie numerosi e importanti punti di riferimento della mia gioventù che comunque sono compensati della nascita di nuove amicizie importanti, personali e professionali, come quelle con i responsabili di Telemolise, come Manuela Petescia e Antonio Di Lallo. Insomma, cambiano istituzioni e amicizie (e l’età), ma l’attività e le motivazioni rimangono. Il copione è lo stesso, cambiano gli attori.

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