Di Angelo Persichilli
Un accordo di pace in Ucraina con Vladimir Putin al Cremlino diventa sempre più difficile da raggiungere in quanto difficile da gestire nel futuro. Questo non tanto per volontà del presidente russo il quale, considerando come vanno le cose, potrebbe anche essere felice di accettare un compromesso. Il problema si porrebbe invece ai leader europei e americani che si troverebbero poi a dialogare con un assassino criminale di guerra. Quello che sta facendo Putin in Ucraina è orribile, ma il punto è proprio questo: come si possono accettare accordi con un criminale lasciandolo poi alla guida di un Paese, la Russia, col quale si dovrà poi continuare a dialogare, stabilire buoni rapporti politici, sociali ed economici? Ve lo immaginate Putin a una cena di Stato alla Casa Bianca oppure ricevuto da Sergio Mattarella al Quirinale o in udienza dal Papa in Vaticano?
Sarebbe come un bandito che entra in banca, uccide alcune persone e prende in ostaggio altre. Certo, si può sempre scendere a compromessi col bandito magari lasciandogli spazio per la fuga in cambio della vita degli ostaggi, ma non credo si possa lasciare libero un bandito-assassino, lasciandogli poi riprendere la vita normale come capo di Stato, sapendo che ha ucciso persone innocenti ed è in libertà solo grazie a un ricatto.
Questo avanzo di galera, ex capo del famigerato KGB sovietico, queste cose le sa, come lo sanno anche tutti i leader del mondo occidentale e non che per troppo tempo hanno chiuso un occhio, anzi entrambi, sul suo passato a capo della repressione all’epoca dell’Unione Sovietica. D’altra parte, bisogna fare qualcosa per fermare questo massacro e, escludendo una sua vittoria miliare, le ipotesi sono tre: un intervento armato della NATO col pericolo dello scoppio della Terza Guerra mondiale, quindi da escludere; una vittoria militare degli Ucraini che sarebbe preferibile ma non probabile senza il coinvolgimento diretto della NATO; oppure l’intervento dall’interno del Cremlino da parte dei gerarchi russi. Questi devono aver capito che questa insulsa guerra non possono vincerla in quanto hanno commesso molti tragici errori. In primo luogo hanno sopravalutato la forza dell’esercito russo con armi obsolete e militari demotivati, hanno quindi sottovalutato la forte resistenza e il coraggio del popolo ucraino e infine non calcolato i danni economici derivanti dalle spese belliche che si protraggono più del previsto. Inoltre, non hanno preso in considerazione le conseguenze del boicottaggio economico del mondo occidentale. Infine, ma questa è solo un’ipotesi, Putin si era illuso di un appoggio militare dei cinesi credendo che Pechino avrebbe approfittato di questa guerra per chiudere i conti con Taiwan. Ma i cinesi, contrariamente a quanto molti preventivavano (a dir la verità l’aveva pensato anche il sottoscritto), hanno usato la carta Ucraina non per guadagnare punti su Taiwan, col quale il conto rimane comunque aperto, ma per riguadagnare qualche credito politico ed economico con l’Occidente prosciugato da qualche anno a causa di dispute commerciali soprattutto con gli Stati Uniti e soprattutto per la grave situazione del Covid che, come si sa, è made in China. E così Putin, credendo di usare i cinesi per bloccare le reazioni dell’Occidente, si vede usato dai cinesi proprio per rientrare nelle grazie dei governi occidentali che li stavano pericolosamente isolando. Sapete la storia del suonatore di pifferi che era andato per suonare e rimase invece suonato? Qualcosa di simile.
Ma torniamo ai gerarchi russi. Essi hanno ormai tre scelte: assecondare il despota andando a fondo con lui (perché su questo non ci piove), offrirgli una tazza di caffè ‘corretto’ alla Sindona, oppure fare un colpo di stato rinchiudendolo nel carcere della Lubianka o manicomio criminale. Quest’ultima è la soluzione che preferisco, anche perché quest’individuo la Lubianka, di staliniana memoria, la conosce molto bene.

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