Di Angelo Persichilli

Il mondo si muove più in fretta e questo è positivo in quanto ci dà la possibilità di fare più cose, come singoli e come collettività. Ma se possiamo fare di più non significa che lo facciamo meglio, anzi. A nostra disposizione vi sono molte più fonti di informazione, ma non significa che siamo più informati.

Prendiamo la guerra russo-ucraina. Siamo bombardati, scusatemi per il termine inopportuno, di informazioni e commenti superficiali, altri volutamente di parte e pochissimi capaci di dare informazioni di carattere economico, politico, geografico e storico per capire come si sia giunti a questo confronto e come e chi poteva evitarlo. Non si tratta di informazioni di poca importanza in quanto, anche se ormai la guerra è cominciata, capire perché è iniziata aiuterebbe a capire come terminarla.

Prima di entrare nel contesto storico-politico, è necessario innanzitutto capire chi sono i giocatori in campo. Cominciamo dal presidente russo Vladimir Putin.

Tutti i notiziari occidentali lo definiscono un sanguinario senza scrupoli. Non ho difficoltà a condividere tale opinione. Basti dire che è stato un ex capo del KGB per capire di che pasta è fatto. Ma Putin di oggi, è lo stesso che bombardò senza pietà i terroristi dell’ISIS tra gli applausi di tutti coloro che ora lo detestano. Certo, non voglio paragonare i tagliagole dell’ISIS con le rivendicazioni patriottiche del popolo ucraino. Ma non possiamo ricorrere, tanto per fare un esempio, a un killer della mafia quando ci fa comodo e poi gridare allo scandalo quando questi ammazza chi non paga il pizzo.

Ma perché si delega il compito di fare giustizia a un killer mafioso e meravigliarsi poi se quest’ultimo rivendica la libertà di rubare le banche?

La risposta, o una delle tante, è semplice: perché lo Stato è assente. L’Europa assisteva impotente alle stragi nelle capitali europee, l’ONU e gli Stati Uniti giravano la testa dall’altra parte mentre i terroristi dell’ISIS terrorizzavano il Medio Oriente e stavano per prendere il potere in Paesi come l’Egitto, la Siria, l’Algeria, la Tunisia e decine di altre nazioni nel Continente africano. Di fronte a questi massacri, l’America di Obama era assente, l’Europa mi sembrava Totò quando prendeva schiaffi al posto di Pasquale (e lui faceva finta di niente ‘tanto – diceva – io non sono Pasquale’) e noi lasciammo al sicario-Putin il compito di fare il lavoro sporco per noi.

Putin fa il Putin che conoscevamo da sempre e può continuare a farlo in quanto, ora come durante la Primavera Araba, l’Europa e soprattutto la Casa Bianca sono ‘non pervenute’.

Joe Biden è rintanato nella Casa Bianca limitandosi a dare bollettini sull’avanzamento delle truppe russe, Boris Johnson non si prende sul serio nemmeno lui e stesso discorso per Emmanuel Macron e i francesi; quindi, tutte le speranze di una mediazione sono state affidate a Luigi Di Maio il quale, purtroppo, è dovuto tornare in fretta in Italia di corsa per evitare di essere travolto dai carri armati russi che stavano per invadere. Le uniche che potrebbero fare qualche cosa sono due donne. Purtroppo una, Angela Merkel, ha deciso di ritirarsi, mentre l’altra, Ursula von der Leyen, la boicottano al punto che nelle riunioni non le lasciano nemmeno la sedia dove sedere.

E allora? Speriamo bene. Attendiamo le sanzioni che comunque lasciano il tempo che trovano; anche perché ciò che non arriva dall’Europa, arriverà in Russia, magari via Pechino.

E, a proposito di Pechino, i governi cinesi non fanno niente per amicizia. Non sarebbe illecito presupporre che questo aiuto a Mosca, non sia altro che un investimento in vista di un intervento cinese per riprendersi Taiwan. Per ora la Cina, al centro di tanti ‘impicci’ internazionali (non ultimo il Covid) è contenta che il ruolo del ‘cattivo’ si sia spostato al Cremlino, ma nel futuro non si sa mai…anzi, si sa. Spero di sbagliarmi.

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