Più che ad astri lucenti, le stelle di questi giorni assomigliano a quelle roteanti dei fumetti che seguono la classica legnata in testa. E non vi è dubbio che quella caduta da ultima sul Movimento 5 Stelle è una tegola che oltre a provocare molto rumore porta con se anche molti dolori. Il Tribunale di Napoli ha sospeso l’efficacia dello Statuto del Movimento per presunte irregolarità nel sistema di elezione degli organi interni e così, di fatto, ha dato l’avviso di sfratto a Giuseppe Conte, già indebolito dalla vicenda Quirinale e dall’incrocio di sciabole con l’ex capo politico e ora ministro degli esteri, Luigi Di Maio.

La preoccupazione è palpabile anche alla periferia dell’impero. Quello che è accaduto non fa bene al Movimento – dice il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina, alla guida di un monocolore giallo. E’ indubbio – continua il primo cittadino – che esista un problema di riconoscibilità della leadership”, ribadendo la necessità di rafforzare un Conte indebolito. Del resto ad affondare Conte c’aveva già pensato Beppe Grillo con un intervento lapidario su Facebook: “Le sentenze si rispettano”, aveva chiosato gelido, aggiungendo: “La situazione, non possiamo negarlo, è molto complicata”. “Non si possono prendere decisioni affrettate, nel frattempo invito tutti a rimanere in silenzio”, ha concluso il fondatore del Movimento.

A Gravina, sul piano locale, fanno da contrafforte le preoccupazioni espresse dai consiglieri regionali Angelo Primiani e Andrea Greco. Da entrambi arriva un appello al chiarimento interno ed entrambi sottolineano come le diatribe romane vadano poi ad intaccare il lavoro che viene fatto sul territorio. Un pedaggio, quello della periferia, che nessuno è più disposto a pagare alle liturgie romane. Insomma, dalle Stelle roteanti sul Rodano di Van Gogh, dipinto meraviglioso, il Movimento 5 Stelle pare sia passato direttamente al terrificante “Urlo” di Munch. Va solo stabilito chi sia l’uomo in fuga.

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