Una cena inesistente, un balletto di date, due sentenze di assoluzione con formula piena, un castello di menzogne e un calvario giudiziario durato sette anni che nessuno potrà mai risarcire. Sono questi i termini di una delle vicende più torbide della storia giudiziaria italiana. Parliamo delle accuse rivolte dall’ex Presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, e corroborate dalla testimonianza del suo avvocato, Salvatore Di Pardo, nei confronti del magistrato Fabio Papa e della direttrice di Telemolise, Manuela Petescia. Oggetto della denuncia dell’ex governatore, una cena mai consumata, che ha portato ad accuse gravissime che vanno dalla tentata estorsione e concussione al falso e all’abuso. Fatti tutti inesistenti, come sancito in primo grado dalla sentenza del giudice Antonio Diella e, in seconda istanza, dalla Corte di Appello di Bari, presidente Giovanni Mattencini. Fatti costruiti sulla menzogna, come sostengono nella richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di calunnia continuata in concorso firmata lo scorso 14 gennaio dal Procuratore Capo di Bari, Roberto Rossi, e dal sostituto, Francesco Giannella. Si tratta degli stessi PM che avevano appellato la sentenza di primo grado che, all’esito della seconda e, lette le motivazioni, hanno proceduto nei confronti di Frattura e Di Pardo che da accusatori diventano accusati, come spiega il legale di Manuela Petescia, Paolo Lanese.

Insieme a Nicolino Cristofaro, assente alla conferenza stampa per motivi di lavoro, a difendere il Magistrato Fabio Papa è stato l’avvocato Massimo Romano. Non solo sono crollate tutte le accuse nei confronti di Papa – dice – ma è stata riconosciuta l’assoluta fondatezza delle indagini condotte dal Magistrato sull’affare Biocom, che ha visto coinvolto Paolo di Laura Frattura, sia l’iscrizione nel registro degli indagati dell’allora Questore di Campobasso, Pozzo.

Amare e dolorose le considerazioni con le quali Manuela Petescia ha aperto la conferenza stampa. La direttrice di Telemolise ha sottolineato il silenzio assordante della politica e delle agenzie sociali su una vicenda inquietante che ha minato la vita democratica della Regione. Mi aspetto, ha detto, che adesso come hanno fatto per i procedimenti passati, sia la Presidenza del Consiglio dei Ministri sia la Regione si costituiscano in giudizio contro Frattura e Di Pardo. Mi aspetto – ha detto – le scuse della Presidenza del Consiglio e dell’allora premier, Matteo Renzi, mi aspetto le scuse della Regione e quelle del PD. A tutto questo va poi aggiunta una domanda che già contiene in se la risposta. Chi pagherà le spese esorbitanti di due processi nel corso dei quali Frattura ha avuto a disposizione, tramite la Presidenza del Consiglio e la Regione studi potentissimi e stuoli di legali. Le pagheranno i cittadini, e qui senza appello.

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