di Giovanni Mascia

Campodipietra intende onorare degnamente la ricorrenza dei Mille Anni della sua esistenza in vita. Il comitato del Millennio che, con il patrocinio del Comune, coordina tutte le associazioni sportive, culturali e sociali della comunità, compresi l’Istituto Comprensivo e la Parrocchia, sta mettendo a punto un programma di iniziative, convegni, mostre che culmineranno nella grande rievocazione storica prevista per il 10 settembre prossimo. Nel frattempo, il Millenario è stato solennemente inaugurato il 2 gennaio scorso con una celebrazione liturgica presieduta dall’arcivescovo Bregantini.

Giusto mille anni fa, e proprio in questi giorni, in una data compresa tra il 1 e il 13 febbraio 1022, fu a Campodipietra l’imperatore del Sacro Romano Impero Enrico II, che era sceso in Italia alla testa di un esercito di varie migliaia di uomini per scacciare i Bizantini dalla Puglia e affermare i diritti imperiali nell’Italia Meridionale. L’avvenimento è riportato in un documento dell’epoca, dove il nome del paese è citato per la prima volta. È il Chronicon Vulturnense, ovvero la Cronaca dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Nel prezioso manoscritto, che si conserva nella Biblioteca Apostolica Vaticana, è riportata la sentenza giudiziaria (“iudicatum”), emessa per l’appunto “ad Campum de Petra”, dall’imperatore Enrico II a favore di Ilario da Matera, abate vulturnense, che reclamava la restituzione all’abbazia di alcune proprietà usurpate a Penne e a Termoli.

Sebbene la sterminata armata imperiale, sparsa per il tratturo alle porte di Campodipietra, fosse arrivata a ridosso dei Bizantini, i cui domini cominciavano poco oltre la vallata del Tappino, la guerra vera e propria non ci fu e si risolse nell’assedio poi rimosso alla cittadina di Troia. Per un motivo, che di questi tempi è tornato di strettissima e drammatica attualità. La spedizione non ebbe successo perché la pestilenza scoppiata tra le truppe convinse l’imperatore a tornare in patria, dove poco tempo dopo morì (1024).

Uomo di grande integrità morale e di fede profonda, l’imperatore si era adoperato, insieme con papa Benedetto VIII, a promuovere la riforma ecclesiastica (concilio di Pavia del 1022). Come esempio di rettitudine nell’arte del governare, fu canonizzato nel 1146 da Eugenio III. Il 13 luglio la Chiesa festeggia Sant’Enrico imperatore, anche come patrono dei regnanti.

A Enrico II, quindi, all’imperatore del Sacro Romano Impero, l’omaggio di Campodipietra nel Millenario del passaggio che presentò per la prima volta il paese alla storia. Al santo della Chiesa di Roma, l’invocazione perché la peste dei nostri giorni, il Covid-19, venga finalmente debellato.

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Ad Campum de Petra 1022 – 2022

Giusto mille anni fa, messer Enrico,
possente Imperator del Sacro Impero,
incitavi dall’alto del destriero
le tue milizie sul tratturo antico

e fosti in mezzo a noi. Mentre il nemico
rizzava le sue tende battagliero
poco oltre l’orizzonte, non severo
ma benigno mostrasti il volto amico,

rendendo l’accoglienza la più lieta
agli antenati che
ad Campum de Petra
erano accorsi a omaggiarti sovrano.

Non ti fermò la guerra ma la peste,
che da millenni combattiamo invano
e ancora ha il piede sulle nostre teste.

Tu placa le tempeste
di questa pandemia e ogni dolore,
Sant’Enrico II Imperatore.

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