Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i tre napoletani arrestati la scorsa settimana tra Napoli e provincia, dai Carabinieri e i Finanzieri dei comandi provinciali di Campobasso, su ordinanza del Gip del Tribunale del capoluogo. Sono in carcere a Napoli, per estorsione aggravata dal metodo mafioso e dall’uso di armi e spaccio di cocaina in Molise. Stretti i legami, è emerso, con il clan Sautto-Ciccarelli che ha aperto a scenari inquietanti. Le indagini coordinate dalla Procura campobassana hanno permesso di stringere il cerchio attorno ai tre grazie alla collaborazione di uno degli arrestati nell’ambito dell’operazione Piazza Pulita, il quale ha raccontato come acquistasse cocaina da rivendere tra Bojano e dintorni. Tanta cocaina. 5 chili in otto mesi per un giro di affari di 500mila euro. Mezzo chilo al mese acquistato a prezzo più basso, 45 euro al grammo.

Il primo collaboratore molisano ha parlato di quei ragionamenti su come far arrivare la droga a Bojano da Napoli; dell’incontro a Secondigliano, a giugno 2018; la casa che sembrava un fortezza, con vedette sui tetti. Si entrava da porte blindate. Uomini armati con mitra, che circondavano quello che pareva un boss, con un orologio da oltre 100mila euro, giovane, descritto come uno che comanda tutta Napoli, mentre il fratello controlla Caivano. Ragazzi che portavano buste piene di soldi. Un contesto, è il racconto del collaboratore (come sarebbe confermato anche da intercettazioni), in cui si parlava di piazze di spaccio dove si guadagnavano centinaia di migliaia di euro; si parlava di persone da ammazzare, anche. Ambienti da cui uscire non è facile.

Il collaboratore, è emerso dall’inchiesta, ha detto degli accordi conclusi con i napoletani per spacciare cocaina e poi marijuana. Un obiettivo: l’estensione del traffico di droga del clan in Molise. Ha riferito ancora di come il giovane boss avesse chiesto a uno dei tre arrestati come mai nessuno avesse mai messo le mani sul mercato della droga in Molise. Si ragionava su come fare, persone da piazzare. A chi faceva notare che su Campobasso avessero influenza i foggiani, il boss avrebbe riso, rispondendo che non erano mai stati un problema e che chiunque si fosse messo contro di loro sarebbe stato “parcheggiato” perché di fronte avrebbe trovato “un plotone di esecuzione”.

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