La FIOM Cgil ha convocato gli attivi dei quadri e dei delegati del settore in tutte le Regioni per individuare un percorso unitario di mobilitazione nazionale, affinché il settore possa continuare a garantire un futuro occupazionale ed industriale nel nostro Paese.

Il 20 gennaio 2022 è prevista la tappa per l’Abruzzo e il Molise a Pescara, l’appuntamento è alle 9,30 presso la sede della Cgil Abruzzo e Molise, in Via B. Croce 108.

“L’automotive – spiega il sindacato – sta vivendo una profonda crisi: la mancanza di componenti, l’aumento delle materie prime e la pandemia stanno amplificando i problemi in un settore già privo di una visione strategica da parte del Governo per affrontare la transizione tecnologica ed ambientale”.

“Il confronto con il 2019, anno prima della pandemia – continua la Cgil –  fotografa una situazione di netto declino. Nel 2021 la produzione nel settore ha perso il 9,4% e le immatricolazioni sono diminuite di circa il 24%, ad aumentare invece è il costante ricorso agli ammortizzatori sociali e il conseguente impatto negativo sui salari dei lavoratori. Dall’elaborazione di dati INPS, infatti, registriamo che nel 2019 erano oltre 26 milioni di ore di cassa integrazione, ma il dato allarmante è che fino a novembre del 2021 le ore di cassa integrazione sono raddoppiate, arrivando a quasi 60 milioni”.

“Una parte importante di questa situazione – sostiene  la Fiom – riguarda gli stabilimenti del Gruppo Stellantis in Italia e più complessivamente tutto il sistema dell’indotto e della fornitura. Le aziende legate all’automotive in Abruzzo e Molise, se pur con situazioni differenti, sono dentro le dinamiche che vedono in difficoltà questo settore. Questa situazione, fortemente preoccupante, non riguarda solo i metalmeccanici ma le migliaia di Lavoratrici e Lavoratori di altre categorie come i servizi, la logistica, i trasporti e altro”.

“Un Piano Straordinario sul settore dell’automotive è la proposta che i metalmeccanici della Fiom avanzano al Governo, perché metta a disposizione investimenti e strumenti per la trasformazione industriale e l’innovazione – conclude il sindacato – il rilancio della ricerca e dello sviluppo, sostegni alla domanda privilegiando i redditi più bassi e il rinnovo delle flotte pubbliche, la salvaguardia, la crescita e la rigenerazione dell’occupazione. In assenza di questo Piano sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e il mantenimento di un settore industriale fondamentale per l’economia del nostro Paese”.

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