E’ una ripartenza di anno in salita quella appena imboccata dall’intero settore agroalimentare italiano e dunque anche molisano. Ad affermarlo è Coldiretti che, fra nuovi e vecchi problemi, evidenzia una situazione particolarmente delicata per le aziende agricole e zootecniche. Aumenti record dei costi di produzione, emergenza pandemica, irrisolto problema della fauna selvatica e rapidi cambiamenti climatici e dello scenario internazionale impongono un deciso cambio di marcia, indispensabile per consentire alle aziende di non soccombere sotto il peso di problematiche sempre più pressanti.

E’ di pochi giorni fa la notizia secondo cui, stando all’analisi di Nikkei Asia sui dati del dipartimento americano dell’agricoltura (Usda), la Cina entro la prima metà dell’annata agraria 2022 avrà accaparrato il 69% delle riserve mondiali di mais per l’alimentazione del bestiame ma anche il 60% del riso e il 51% di grano, alla base dell’alimentazione umana nei diversi continenti, con conseguenti forti aumenti dei prezzi. Con la pandemia da Covid si è infatti aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza, per gli effetti dei cambiamenti climatici, che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazioni.

Partendo da questa analisi della situazione mondiale appare ancor più chiara la necessità di sostenere e difendere le nostre aziende, specie quelle di medie e piccole dimensioni, come quelle molisane, che rappresentano il tessuto produttivo delle realtà locali.

“Nell’immediato – spiega il Direttore regionale di Coldiretti Molise, Aniello Ascolese – occorre garantire la sostenibilità finanziaria delle nostre aziende e delle stalle affinché i prezzi riconosciuti ad agricoltori ed allevatori non scendano sotto i costi di produzione, in fortissimo aumento per effetto dei rincari delle materie prime anche alla base dell’alimentazione degli animali. Con l’arrivo del freddo e dell’inverno, poi – aggiunge Ascolese – il consumo ed il conseguente costo dell’energia sta salendo in maniera esponenziale facendo gravare il suo peso su tutta la filiera agroalimentare dalla produzione, alla trasformazione, fino alla distribuzione ed ai trasporti”.

“Di fronte ad una emergenza senza precedenti, come quella che stiamo attraversando – prosegue il Direttore di Coldiretti – servono accordi tra agricoltura, agro-industria e distribuzione. Bisogna puntare sui contratti di filiera per rafforzare i rapporti tra agricoltori e trasformatori sostenendo così il vero Made in Italy ed il km zero che sempre più consumatori cercano ed apprezzano, come testimoniato dal successo dei mercati di Campagna Amica, fra cui quelli di Campobasso ed Isernia”.

Importantissima è poi la partita che si gioca sul campo delle energie rinnovabili, a partire dall’installazione di pannelli fotovoltaici da collocare sui tetti delle strutture aziendali, scongiurando così il pericolo di consumo di suolo agricolo. Sulla logistica serve invece potenziare, ma nel caso del Molise sarebbe più corretto dire creare, infrastrutture di collegamento (si veda la frana di Castelpizzuto), specie nelle aree interne, che soffrono un isolamento che le sta portando al definitivo spopolamento, con il conseguente impoverimento socio-economico di aree dotate di grandi potenzialità non solo produttive.

Come se tutto ciò non bastasse, non va dimenticato l’irrisolto problema dell’aumento incontrollato dei cinghiali, che danni incalcolabili stanno provocando da ormai da anni alle aziende. Una emergenza oggi più che mai attuale alla luce di un caso accertato di peste suina africana e altri due in attesa di conferma, tra Piemonte e Liguria, come già successo in Germania e nell’Est Europa. Una patologia, questa, altamente contagiosa che, pur non essendo trasmissibile agli esseri umani, può essere letale per i cinghiali ma anche per i suini di allevamento.

A tal proposito Coldiretti Molise, pur invitando a non alimentare ingiustificati allarmismi, si dichiara pronta “a costituirsi parte civile nei confronti di chi, a partire dal livello nazionale, non ha saputo gestire correttamente la problematica del proliferare dei cinghiali e di chi ha avuto la responsabilità di farla degenerare”.

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