Se a Roma le grandi manovre per eleggere il capo dello Stato sono entrate nel vivo, in periferia si può parlare al massimo di manovrine. Ma anche in questo caso, ottenere la qualifica di ‘grande elettore’ ed entrare a far parte dei 1009 che voteranno il prossimo presidente della Repubblica, richiede trattative più o meno serrate.
Sono 58 quelli che arriveranno dalle Regioni, tre per ognuna, tranne la Valle d’Aosta che ha un solo delegato.
La Conferenza dei Presidenti dei consigli regionali ha suggerito che della terna facciano parte il presidente dell’assemblea, il suo vice e il governatore. Poi, come da protocollo del manuale Cencelli, due sono i nomi espressi dalla maggioranza e uno dall’opposizione. Qualora l’indicazione di via Parigi trovasse applicazione nell’aula del consiglio Regionale la scelta ricadrebbe su Toma, Micone e Primiani.
Ma il Movimento 5 stelle ha già mostrato le carte e la figura scelta è quella del capogruppo Andrea Greco che ha già mostrato di gradire: “Per il momento – ha dichiarato Greco – sento di dire solo grazie a questo instancabile gruppo di colleghi con cui coltiviamo l’obiettivo di cambiare in meglio la storia politica del Molise”.
Le donne Dem, per restare nel campo dell’opposizione di via Iv Novembre, hanno chiesto che tra i delegati che andranno a Montecitorio a votare il nuovo Presidente della Repubblica ci sia proprio una donna. La rosa si restringe a quattro nomi, presenti in consiglio: Patrizia Manzo, già fuori gioco nel M5s dopo l’indicazione di Greco, Filomena Calenda e Aida Romagnuolo, entrambe dell’area di centrodestra e Micaela Fanelli, esponente del Pd. La partita è ancora aperta e domani il consiglio è chiamato ad esprimersi proprio su questo.
Nessuno, al momento, anche con le indicazioni della Conferenza dei Presidenti, sembra abbia assicurato il biglietto per Roma in tasca. Percentuali alla mano, gli uomini sono avvantaggiati, anche se le donne hanno chiesto che venga salvaguardata la parità di genere.
Ma più che di genere, quello che appare un obiettivo politico, potrebbe anche essere una nuova mozione di sfiducia al governo Toma che sta prendendo forma. E, anche se non ha il peso specifico di un assessorato, o di una presidenza di commissione, anche un incarico di prestigio e di indubbio fascino può tornare utile alla causa di continuare a tenere in piedi una maggioranza.

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