di Paolo Frascatore

La radicalizzazione della politica italiana sembra essere il connotato fondamentale di questo primo scorcio del Terzo Millennio.
Basta seguire un po il dibattito politico per accorgersi di quanto siano misere le valutazioni, i giudizi e le proposte degli attuali attori in campo.
Se si esclude Mario Draghi (ma quest’ultimo non è un politico, semmai sostituisce la politica) non si intravvede una pur minima risorsa politica da poter spendere per un futuro diverso da quello attuale.
In questo marasma, ormai quasi tutto proteso per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica del prossimo mese di gennaio, spuntano concezioni ed affermazioni che non fanno altro che confermare quanto appena sostenuto.
Il nuovo inquilino del Quirinale deve essere un patriota! L’affermazione, per la verità, non è passata inosservata a destra come a manca.

Paolo Frascatore

Il termine evoca non solo il risorgimento italiano con Mazzini e Garibaldi che ne fanno motivo d’azione associandolo a quello di Nazione, ma anche gli interventisti della prima guerra mondiale per proseguire poi con i regimi del nazismo e del fascismo.
Probabilmente quest’ultimo dato è ancora presente nel subconscio della nuova destra, al punto che si arriva addirittura a sostenere che il prossimo Presidente della Repubblica debba essere una figura di centrodestra. Un patriota dall’animo destroide.
Ora, non è effimero rilevare che il Capo dello Stato rappresenta l’unità della Nazione ed è il garante della Costituzione. Per cui è prassi corretta individuare figure super partes che sappiano cioè garantire in ogni circostanza l’imparzialità ed il rispetto delle norme costituzionali repubblicane.
Già sulla base di questi criteri appare inopportuna la candidatura del capo di Forza Italia, Silvio Berlusconi, perché oltre a non rappresentare l’unità della Nazione ha già dato prova in diverse circostanze di non essere nemmeno una figura politica imparziale.
Senza dimenticare la scarsa stima a livello internazionale di cui gode il re di Arcore.
Ed allora, quale soluzione? Nelle ultime ore sembra prendere sempre più consistenza la candidatura di Mario Draghi. Quest’ultimo, come per il Governo del Paese, sarebbe in grado di coagulare un’ampia maggioranza e rappresentare l’unità della Nazione, l’imparzialità e non di meno godere della stima e del rispetto di tutti gli Stati.
Ma se Draghi diventerà il nuovo Presidente della Repubblica quale scenario politico avremo davanti nei prossimi mesi?
Le ipotesi sono due: o un nuovo Governo, oppure il ricorso ad elezioni politiche anticipate.
La prima ipotesi non è facilmente realizzabile, almeno sulla scorta dell’attuale ampia maggioranza che sostiene Mario Draghi; la seconda ipotesi, invece, rischia di condurre il Paese indietro rispetto ai passi avanti compiuti in questo anno con l’attuale Governo in carica.
Sarebbe più utile al Paese Mario Draghi presidente del Consiglio dei ministri sino al termine naturale di questa legislatura per finire l’opera di risanamento, di crescita economica e di riforme economico-sociali da portare avanti speditamente.

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