di Paolo Frascatore

Le ultime riflessioni di papa Francesco arrivano come manna dal cielo nel dibattito politico attuale e nelle ulteriori iniziative volte a creare mini partitini di centro.
Non vi è alcun desiderio di strumentalizzare le indicazioni del Santo Padre, ma comunque esse non possono essere lasciate cadere nel silenzio, perché profondamente riflessive di situazioni sociali, politiche, economiche profondamente cambiate rispetto alla realtà del secolo scorso.
In sintesi, il pontefice rileva come l’unico antitodo per ostacolare il populismo è rappresentato dal popolarismo.

Paolo Frascatore

Una riflessione, per la verità, più volte non solo pronunciata da padre Bartolomeo Sorge nel corso dei suoi interessanti convegni pubblici, ma oggetto di una pubblicazione che andrebbe studiata in profondità (Perché il populismo fa male al popolo), anche per sgombrare il campo dalla miriade di iniziative volte a strumentalizzare per fini personali sia il popolarismo, sia il cattolicesimo democratico.

Ora, nel rilevare che ormai partitini che fanno riferimento ai popolari, alla Democrazia Cristiana e, più in generale, al centro se ne contano ormai a iosa, una ulteriore riflessione (che non vuol essere polemica) va fatta a motivo non soltanto di una sorta di liberazione del pensiero politico cattolico-democratico e popolare da personalismi che, anche negli ultimi tempi, spuntano come funghi e che, non senza meraviglia, coinvolgono anche chi sino a ieri si è scagliato contro il renzismo, il berlusconismo come esempi di personalizzazione dell’azione politica.

Perché è sbagliato l’approccio iniziale di un tentativo che invece di guardare al futuro, guarda al passato, non senza nostalgia per quella balena bianca che ha rappresentato il baluardo della lotta al comunismo, ma che, proprio perché il mondo è profondamente cambiato, oggi non avrebbe alcun senso riproporre in termini meccanici e nostalgici.
Quando si parla di Partito Popolare e di Democrazia Cristiana occorre essere attenti a non confondere non soltanto i diversi periodi nei quali hanno agito, ma soprattutto la base elettorale di riferimento.

Il Partito Popolare per sua natura e per specifica ammissione del suo fondatore (don Luigi Sturzo) non guardava alla realtà cattolica conservatrice, ma a quei cattolici popolari e progressisti che miravano alla costruzione dello Stato democratico non soltanto come forma di liberazione delle classi più umili e disagiate dal soffocante potere autoritario di una élite, ma anche come inserimento attivo di queste ultime nella vita politica della nazione.
Tutto questo viene sempre trascurato oggi ogni volta che nasce un tentativo embrionale di ricostruzione politica che vuol fare riferimento al centro.

Si brancola nel buio tra personalismi e nostalgie del passato che non solo si pongono come ostacolo ad un nuovo pensiero politico ispirato ai valori del popolarismo e del cattolicesimo democratico, ma che a ben guardare non è molto diverso da quella strategia asfittica (in termini di idealità) rappresentata dai partiti di Renzi e di Berlusconi che considerano il centro come luogo geometrico in cui posizionarsi per riscuotere una manciata di voti in più.
Allora, se non si parte dalla constatazione che nei tempi attuali ogni tentativo di voler ricostruire la Democrazia Cristiana è destinato a fallire, perché è diversa la natura dei cattolici (conservatori e progressisti) che oggi non hanno più la necessità di militare in un solo contenitore politico, non si arriverà da nessuna parte nella nobile necessità di un nuovo partito popolare che sappia rappresentare le nuove esigenze ed emergenza della società italiana.

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