Elezione del Presidente della Repubblica e prove tecniche di ribaltone. Sono iniziate in Regione le grandi manovre che a passi dritti e grandi falcate porteranno il Molise all’appuntamento con le elezioni regionali del 2023. All’appuntamento manca poco più di un anno e i segnali di una scomposizione e ricomposizione del quadro politico sono nell’aria. E non solo. Parlano anche le carte, a partire da un asse trasversale al centrodestra che domani si paleserà in consiglio regionale attraverso una mozione a firma Iorio – Romagnuolo – Micone – Cefaratti che ha ad oggetto la richiesta di provvedimenti urgenti inerenti la sanità molisana. Una mozione destinata a passare, numeri alla mano, e che verosimilmente metterà in minoranza la pattuglia di consiglieri regionali rimasti fedeli al governatore Toma. Il dato significativo è l’incremento della frazione dissidente all’interno del centrodestra: ai due di Fratelli d’Italia, Iorio e Romagnuolo, ormai da tempo su posizioni di rottura con Toma, si aggiungono i centristi Micone e Cefaratti. La Sanità, pur con tutto il suo carico di questioni aperte da risolvere, rappresenta il cavallo di Troia nella cui pancia stanno nascosti – fatte le debite proporzioni e atto di contrizione verso numi, dei e divinità – Ulisse e i guerrieri di Agamennone disposti ad espugnare la città dove il centrodestra, o quel che ne rimane, combatte la sua ultima battaglia.

L’altro aspetto sul quale gli attori politici incroceranno a breve le spade, sarà la scelta dei delegati regionali chiamati ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, tre grandi elettori che andranno scelti garantendo una rappresentanza alla minoranza consiliare. Un meccanismo semplice, basato sul numero limitato di preferenze esprimibili per ciascun consigliere regionale, limitate a due su tre, se non fosse per i concetti mi maggioranza e minoranza che ormai in Molise sono disintegrati da tempo. Potrebbe accadere, infatti, che la frazione dei dissidenti di centrodestra, sostanzialmente quattro consiglieri, sommata agli otto consiglieri di opposizione (sei del M5S e 2 del PD), potrebbero eleggere sia la quota di maggioranza che quella di minoranza. Un esperimento, e un tentativo, che se riuscito diventerebbe il definitivo atto di morte del centrodestra molisano.

All’appuntamento non manca molto, poiché il nuovo Capo dello Stato sarà scelto nel prossimo mese di gennaio. Guardando indietro nel tempo, alla tornata precedente, quella del 2015, le cronache raccontano che ad essere eletti furono per la maggioranza di centrosinistra l’allora capogruppo del PD, Francesco Totaro, con 13 voti e Domenico Di Nunzio, delegato al turismo, con 12; per la minoranza venne eletto con 6 voti Michele Iorio. Le proporzioni vennero rispettate. Questa volta, con i concetti di maggioranza e minoranza ormai cremati, le cose potrebbero andare diversamente.

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