Se l’adagio popolare è vero in linea generale e valido per tutta la penisola, una volta arrivati in Molise tutto questo lo è il doppio: il danno – come si suol dire – va sempre sottobraccio alla beffa. Questa la filosofia popolare, che anche in questo caso ci prende in pieno. Parliamo di Sanità e di una briscola di oltre un milione all’anno che le tasche dei molisani sono costretti a pagare ad una società di revisione contabile, la KPMG di Milano – legata all’Università Bocconi – incaricata delle revisione della contabilità dei bilanci e dei documenti contabili collegati al piano di rientro dal debito sanitario.

L’ultima liquidazione in ordine temporale della partita, porta la data dello scorso 2 novembre: 192.000 euro liquidati con determina del direttore generale della salute Lolita Gallo, somma che si riferisce alle prestazioni che vanno dal 1 novembre al 31 dicembre 2020. Una somma, questa come le altre, di facile composizione. Basta dare un’occhiata al contratto sottoscritto tra la Regione e la KPMG per scoprire le tariffe giornaliere dovute alle figure professionali impiegate: 675 euro per un capo progetto; 423 ventitré per un consulente senior, 249 per un consulente junior. A tutto questo va poi aggiunta l’IVA.

Da più parti politiche, dallo stesso presidente – commissario Toma, dai sindaci, dai comitati e in generale dalla politica, arriva da tempo la richiesta generale di chiusura del commissariamento attraverso l’azzeramento del debito così come disposto per la Regione Calabria.

Sta di fatto che in 14 anni di piano di rientro e 12 di commissariamento il contesto generale non solo non è migliorato ma paradossalmente è peggiorato.

Lo dimostrano le reiterate sollevazioni popolari che hanno accompagnato i POS adottati dai vari commissari che si sono succeduti.

Ultimo, in ordine di tempo, il Piano Operativo Straordinario adottato dal Commissario Toma, confezionato dal suo predecessore Giustini, oggetto di impugnativa praticamente da parte di tutti: sindaci e comitati in testa. Mancano alla lista solo le imprese di pompe funebri che, vista l’aria che tira e le spese che corrono, sarebbero le uniche ad avere voce in capitolo.

Va infatti ricordato che Roma, il tavolo adduce del MEF, espressione del Governo centrale, oltre ad imporre il pagamento della società di revisione, impone anche quello dei commissari. Solo la coincidenza tra presidente e commissario fa saltare la posta di Toma, ma resta in piedi quella del sub commissario: 15mila euro e rotti al mese.

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